Il cartello delle multinazionali del petrolio

martedì 23 gennaio 2007

Fonte il Giornale

L’Antitrust ha aperto un’indagine per verificare l’ipotesi dell’esistenza di un cartello sui prezzi dei carburanti da parte di nove compagnie petrolifere. Lo si legge in una nota del Garante, in cui si precisa che le società interessate sono: Eni, Esso (vedi anche disinformazione sul riscaldamento globale?), Q8, Shell, Tamoil, Total, Erg, Ip e Api.

«Le società avrebbero concordato la fissazione dei prezzi consigliati, che risultano di conseguenza aver avuto andamento parallelo, con variazione contestuale, di entità comparabile e di segno omogeneo, in violazione della normativa sulla concorrenza», si legge nella nota. […]

Con il comunicato che ufficializza l’avvio dell’istruttoria […] l’Autorità spiega che «il mercato della distribuzione dei carburanti è caratterizzato da un equilibrio non concorrenziale, con rilevanti barriere all’ingresso che occorre rimuovere».

Secondo il Garante, «i prezzi di benzina e gasolio sono stati pilotati in modo da rispondere all’evoluzione strutturale del settore (calo del consumo di benzina e aumento di quello del gasolio), trasferendo il maggior margine lordo (e il maggior stacco dalla media Ue) dalla benzina al gasolio. Il risultato è che i prezzi e margini lordi dei carburanti in rete sono in Italia più elevati che all’estero». […]

Secondo l’istruttoria dell’Autorità […] «il parallelismo dei prezzi consigliati, osservato nel tempo, viene attuato – si legge ancora nella nota – con la fissazione del prezzo da parte di Eni, che rappresenta il price-leader, al quale si adeguano i concorrenti».

In particolare, spiega il Garante, quando nell’ottobre del 2004 Eni ha iniziato a utilizzare un metodo meno legato all’andamento del costo della materia prima, i concorrenti hanno scelto di abbandonare i criteri di determinazione del prezzo seguiti sino ad allora e di «adeguarsi ai movimenti di Eni, adottando prontamente il nuovo criterio».

Non solo, «il parallelismo dei prezzi è stato inoltre garantito negli anni dallo scambio di informazioni, che avviene attraverso svariati canali», e da una «certa trasparenza dei prezzi consigliati, che favorisce la collusione» a sua volta «generata dallo stesso operato del Ministero dello Sviluppo Economico, che pubblica i prezzi consigliati-base delle singole società petrolifere sul proprio sito internet, sulla base dei criteri definiti dalla Cabina di Monitoraggio del mercato petrolifero operante presso il Ministero stesso», il cui funzionamento è stato oggetto di una recente segnalazione dell’Antitrust.

Infine, «le imprese ricorrono anche all’annuncio dei propri prezzi consigliati-base alla stampa attraverso comunicati. Forniscono inoltre ad almeno una rivista specializzata dettagliate informazioni sui propri differenziali integrativi, cioè su una componente del prezzo consigliato che non risulta esser in alcun modo reperibile sul sito del Ministero o presso altre fonti pubbliche. Le parti – conclude il comunicato – sono così in grado di conoscere tutte le componenti del prezzo consigliato, monitorando efficacemente il reciproco comportamento».

Vedi anche il petrolio iracheno alle multinazionali petrolifere?

Annunci

La Cina conferma il test anti satellite ma nega la corsa all’armamento spaziale

martedì 23 gennaio 2007

(ANSA) – PECHINO, 23 GEN – La Cina ha confermato di aver effettuato un lancio sperimentale di un missile anti satellite.

Lo ha detto in una conferenza stampa a Pechino il portavoce del ministero degli Esteri Liu Jian Chao, aggiungendo che dell’esperimento erano stati informati altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti.

‘La Cina non ha mai partecipato né mai parteciperà a una qualsiasi forma di competizione militare nello spazio‘, ha detto il portavoce.

La Russia ritiene una minaccia lo scudo antimissilistico americano

martedì 23 gennaio 2007

(ANSA) – MOSCA, 22 GEN – “Un’evidente minaccia” per la Russia: così il gen. Popovkin ha definito la possibile installazione di sistemi antimissilistici USA in Europa.

“La dislocazione di una stazione radar nella Repubblica Ceca e di una postazione antimissilistica in Polonia sono una evidente minaccia per noi”, ha dichiarato il comandante delle forze spaziali russe aggiungendo che “si stenta a credere che la traiettoria dei missili nordcoreani e iraniani passi attraverso la Polonia e la Repubblica Ceca”.

Resoconto delle stragi della guerra in Iraq. Lunedì sanguinoso: 111 iracheni uccisi, 215 feriti

martedì 23 gennaio 2007

Fonte AntiWar
Compilato da Margaret Griffis

Nelle violenze di oggi, un attacco bomba coordinato ha ucciso dozzine di persone e ne ha ferite oltre 160 in un mercato di Baghdad. In totale, 111 iracheni sono stati uccisi e 215 feriti in tutto il paese. Inoltre, ora si crede che il fatale schianto del Black Hawk sia stato causato da un missile nemico.

La CNN riporta che gli ufficiali dell’esercito degli Stati Uniti ora credono che sia stato un missile da spalla ad abbattere l’elicottero Black Hawk. L’incidente, che ha ucciso 12 americani, è ancora sotto investigazione. Inoltre, circa 30 iracheni si sono finti soldati americani per guadagnare facile accesso agli edifici governativi a Karbala sabato. L’attacco ha lasciato cinque soldati americani morti. Sabato, con 25 americani morti, è stato il terzo giorno più sanguinoso per le truppe americane dall’inizio della guerra.

A Baghdad, due autobomba, una parcheggiata e l’altra guidata da un kamikaze, sono esplose quasi simultaneamente in un mercato sciita vicino Tayaran Square; almeno 88 persone sono state uccise e 160 ferite.

Da altre parti nella capitale, un’insegnante è stata freddata e la conducente dell’auto dove viaggiavano ferita nell’area di Khandra. Inoltre, il colonnello della polizia irachena Amer Fadhil Abba e Sheikh Riyadh Hassan Jassim, leader della gruppo Al-Okailat, sono stati uccisi con armi da fuoco in incidenti separati in una zona più ad ovest del quartiere.

A Khalis, almeno 14 persone sono state uccise e 40 ferite quando delle bombe sono state fatte detonare in una importante area di mercato.

Una bomba piazzata sulla strada ha ucciso tre poliziotti e ferite nove persone a Tal Afar.

A Mossul, un poliziotto è stato ferito in un’esplosione. La polizia ha riferito che una donna è stata uccisa e quattro persone ferite nell’esplosione di una bomba ieri; anche due soldati che sono accorsi sulla scena sono rimasti uccisi.

Un ufficiale di governo locale di Baquba, Khaled al-Sanjari, è stato rapito.

Due colpi di mortaio sono caduti su di una base dell’esercito iracheno a Falluja, ma nessun ferito è stato riportato.

Un’autobomba è esplosa a Kirkuk senza provocare feriti.

Nella provincia di Diyala le operazioni contro i gruppi militanti continuano. L’esercito americano riporta che 93 sospetti ribelli sono stati uccisi e 57 incarcerati negli ultimi 10 giorni.

Riscaldamento Globale: il Verdetto Finale

lunedì 22 gennaio 2007

Fonte The Guardian/Common Dreams

Il riscaldamento globale è destinato ad avere un impatto ben più distruttivo e anticipato di quanto precedentemente stimato: questo ciò di cui metterà in guardia la settimana prossima il più autorevole rapporto mai prodotto sul cambiamento climatico.

Una copia della bozza del Quarto Rapporto di Valutazione del Pannello Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), ottenuta dal The Observer, mostra come la frequenza di tempeste devastanti, come quelle che hanno colpito la Gran Bretagna la settimana scorsa, aumenterà drammaticamente. I livelli del mare saliranno entro la fine del secolo di circa mezzo metro; la neve sparirà tranne che sulle montagne più alte; i deserti si estenderanno; gli oceani diverranno acidi, portando alla distruzione delle barriere coralline e degli atolli; e le devastanti ondate di calore diverranno più frequenti.

L’impatto sarà catastrofico, costringendo centinaia di milioni di persone a fuggire dalle proprie terre devastate, particolarmente dalle aree tropicali a basso livello sul mare, crendo ondate di immigranti i cui spostamenti metteranno a dura prova anche le economie dei paesi più ricchi.

‘La cosa veramente terrorizzante del rapporto del IPCC è che si tratta del lavoro di molte migliaia di esperti climatologi, ognuno dei quali ha punti di vista ampiamente differenti dagli altri riguardo problemi come il modo in cui i gas serra influenzeranno il cambiamento climatico. Qualcuno pensa che avranno degli impatti rilevanti, altri un ruolo minore. Ogni paragrafo di questo rapporto è stato quindi dibattuto e valutato intensamente. Solo i punti che erano considerati indiscutibili sono sopravvissuti a questo processo. Questo è un documento molto conservativo – ed è questo che lo rende così pauroso’, ha detto un esperto climatologo britannico.

Le preoccupazioni sul clima probabilmente dominerrano le politiche internazionali il prossimo mese. Il presidente Bush renderà la questione parte del suo Discorso sullo Stato dell’Unione di mercoledì mentre la versione finale del rapporto del IPCC sarà pubblicata il 2 febbraio in una serie di conferenze sulle questioni globali.

Sebbene si stia lavorando ancora sulla versione finale del rapporto, la bozza indica come gli scienziati abbiano oggi le idee più chiare che mai sui cambiamenti climatici futuri come per quelli avvenuti di recente. Il rapporto puntualizza che:

· 12 degli scorsi 13 anni sono stati i più caldi da quando le registrazioni sono iniziate;

· I ghiacciai, i manti di neve e il permafrost si sono ridotti in entrambi gli emisferi;

· i livelli del mare stanno crescendo ad una frequenza di quasi 2 millimetri l’anno;

· le giornate fredde, le nottate fredde e la brina sono diventate più rare, mentre i giorni caldi, le notti calde e le ondate di calore sono diventate più frequenti.

E la causa è chiara, dicono gli autori: ‘È molto probabile che siano stati gli incrementi di gas serra [prodotti dall’uomo] a causare la maggior parte degli incrementi delle temperature medie avvenuti dalla metà del ventesimo secolo’, dice il rapporto.

Fino ad oggi questi cambiamenti hanno portato le temperature globali ad aumentare di 0,6 gradi Celsius. Il risultato più probabile dei continui incrementi di gas serra sarà quello di rendere il pianeta più caldo di altri 3 gradi entro il 2100, nonostante il rapporto riconosce la possibilità che possano verificarsi aumenti anche fra i 4,5 e i 5 gradi Celsius. Lo scioglimento della calotta glaciale, gli aumenti dei livelli del mare, le inondazioni, i cicloni e le tempeste saranno una conseguenza inevitabile.

Le passate valutazioni dell’IPCC avevano indicato che questi scenari sarebbero ‘probabilmente’ avvenuti in questo secolo. L’ultimo rapporto, basato su sofisticati modelli informatici e osservazioni più dettagliate sugli assottigliamenti degli strati di neve, sugli aumenti del livello del mare e sull’espansione dei deserti, è molto più solida è convinta. Ora il pannello si riferisce ai cambiamenti come ‘estremamente probabili’ e ‘quasi certi’.

E in un commento specifico diretto agli scettici che argomentano ancora che le vere cause del cambiamento climatico sono dovute alle naturali variazioni nelle emissioni del Sole, il pannello risponde che le emissioni industriali del genere umano hanno avuto cinque volte più effetto sul clima di ogni fluttuazione nella radiazione solare. Siamo gli artefici della nostra stessa distruzione, insomma.

Ci sono delle consolazioni, comunque. Il pannello crede che la Corrente del Golfo continuerà a bagnare con le sue acque calde la Gran Bretagna per i prossimi cento anni. Alcuni ricercatori hanno detto che questo potrebbe essere interrotto dalle acque fredde che fluiscono dalle calotte glaciali della Groenlandia che si sciolgono, facendo precipitare l’Europa occidentale in una mini Era Glaciale, come raffigurato nel film The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo.

Il rapporto riflette le crescenti paure dei climatologi per l’avvicinarsi della Terra alla fase in cui gli aumenti di anidride carbonica apporteranno cambiamenti irreversibili al pianeta. ‘Stiamo osservando vaste sezioni di ghiaccio dell’Antartico sparire con una frequenza allarmante’, ha detto la settimana scorsa l’esperto climatologo Chris Rapley, in una telefonata al The Observer dalla Penisola Antartica. ‘Ciò significa che possiamo aspettarci di vedere i livelli del mare crescere di circa un metro al secolo d’ora in poi – e ciò avrà conseguenze devastanti’.

Comunque c’è ancora speranza, ha detto Peter Cox dell’Università di Exeter. ‘Siamo come degli alcolizzati che sono riusciti ad ammettere di avere un problema. È un inizio. Ora dobbiamo iniziare a smetterla di bere – il che significa ridurre le nostre emissioni di carbonio“.

Guardian Unlimited © Guardian News and Media Limited 2007

Disinformazione dall’amministrazione Bush

lunedì 22 gennaio 2007

Fonte North County Times/UnderNews

DANIEL YEE, ASSOCIATED PRESS – Il vice presidente Dick Cheney ha ingannato le agenzie federali e ha dato informazioni assurde sui rischi della nazione e sull’Iraq, ha detto ieri Walter Mondale, aggiungendo che una condotta del genere non sarebbe mai stata tollerata ai tempi in cui egli fu vice presidente.

“Penso che Cheney sia stato al centro dell’invenzione di stime assurde sui rischi nazionali, sulle armi di distruzione di massa e sulle connessioni fra l’11 settembre e l’Iraq”, ha detto.

“Se avessi fatto come vice presidente ciò che questo vice presidente ha fatto, Carter mi ha avrebbe cacciato via, […] non lo avrebbe tollerato”, ha detto Mondale.

Potrebbero gli Stati Uniti difendere un proprio satellite da un attacco della Cina?

lunedì 22 gennaio 2007

Fonte Defense Tech/Under News

DEFENSE TECH – La Cina ha mostrato che può distruggere un satellite in orbita. Cosa potrebbero fare gli Stati Uniti per fermare Pechino qualora decidesse come prossima mossa di attaccare un satellite americano? Risposta breve: niente.

Ci vogliono circa 20 minuti per lanciare un missile balistico nello spazio e per fargli colpire un satellite a velocità ipersonica, circa 15.000 miglia orarie, in un’orbita terrestre bassa. Questo tempo è troppo basso perché una qualunque delle armi dell’arsenale americano possa reagire in tempo. “Non c’è possibilità di riparare” un satellite relativamente fragile da questo tipo di attacco. “E non è pratico [per un satellite] trasportare abbastanza carburante per cambiare traiettoria anche qualora si ricevesse uno specifico e pronto avviso dell’attacco”, nota l’analista del Center for Defense Information, Theresea Hitchens.

Resoconto Iraq. Fine settimana sanguinoso: 30 soldati americani, 1 soldato inglese, 119 iracheni uccisi

lunedì 22 gennaio 2007

Fonte AntiWar
Compilato da Margaret Griffis

Almeno altri nove ufficiali americani sono stati uccisi in eventi separati che sono occorsi Sabato. Questo porta il totale delle vittime americane di questo fine settimana a 30. Intanto, 38 iracheni sono stati uccisi o trovati morti e 26 sono stati feriti in violenti attacchi oggi. Il totale per il fine settimana è di 119 morti iracheni e 59 feriti. Un soldato inglese è stato ucciso vicino Bassora e altri quattro sono stati feriti. Inoltre l’Esercito del Mahdi di Muqtada al Sadr ha annunciato che riaprirà i dialoghi con il parlamento iracheno.

Autorità dell’esercito americano hanno riferito di nove nuovi morti di sabato. Quattro soldati americani ed un Marine sono stati uccisi nella provincia di Anbar. Un soldato americano è stato ucciso e altri tre feriti nell’esplosione di una bomba piazzata sulla strada nel nord-est di Baghdad, sempre di sabato. La polizia irachena ha riferito della scoperte di tre soldati americani morti a Mahaweel. Si crede che siano stati rapiti e uccisi in congiunzione con un attacco a Karbala, che ha ucciso altri cinque soldati ieri. Questo porta il totale della giornata a 28 morti americani e rende sabato il secondo giorno più sanguinoso per le truppe statunitensi dall’invasione dell’Iraq. Diciannove dei morti americani erano già stati segnalati ieri. Altri due americani sono stati uccisi venerdì.

Nel frattempo, un soldato britannico è stato ucciso e altri quattro feriti quando si sono avvicinati ad una bomba piazzata sulla strada al nord di Bassora.

Il leader del braccio politico della milizia sciita (l’Esercito del Mahdi) Moqtada al Sadr ha annunciato che terminerà il suo boicottaggio del parlamento iracheno. Il boicottaggio è stato portato avanti come segno di protesta nei confronti di un incontro fra il presidente americano George Bush e il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki e per fare pressione affinché venga fatto un piano per il ritiro delle truppe statunitensi.

La polizia irachena assieme alle forze statunitensi ha ucciso tre membri della milizia durante uno scontro a Ramadi. L’esercito iracheno ha riportato di aver ucciso nove militanti sospetti e di averne arrestati altri 85 in tutto l’Iraq. Inoltre, tre iraniani sono stati incarcerati dalla polizia irachena a Mossul.

A Baghdad, sei persone sono state uccise e 16 ferite nell’esplosione di una bomba su di un minibus che attraversava il distretto di Karrada. Un’altra autobomba ha ucciso una persone e ne ha ferite cinque vicino la Beirut Square nella zona più ad est di Baghdad e vicino l’ambasciata francese sette persone sono rimaste uccise in un paio di esplosioni.

Uomini armati hanno ucciso il vicecapo di una municipalità a Dibis. In un incidente separato, è stato attaccato un campo petrolifero; nessun ferito è stato riportato ma le guardie della sicurezza non erano armate ed è stato dato fuoco ad un pozzo di petrolio.

Un’autobomba suicida ha ucciso una donna e ferito altre cinque persone a Mossul.

Ad Abbasi, un capitano dell’esercito è stato ucciso e suo fratello rapito.

Un impiegato del Sunni Endowment e sei suoi amici sono stati rapiti e poi uccisi a Madaen.

Durante una sparatoria in corsa a Falluja, due poliziotti sono stati uccisi.

Una nuova guerra fredda?

domenica 21 gennaio 2007

Fonte Global Issues

Quando la Cina recentemente ha fatto esplodere uno dei suoi vecchi satelliti nello spazio con un missile balistico a medio raggio, sono sorte preoccupazioni riguardo la possibilità che la Cina stia iniziando una corsa all’armamento spaziale.

Qualcuno ha detto che questa è stata la risposta della Cina agli annunci fatti dall’amministrazione Bush all’inizio del 2006 riguardo il fatto che gli Stati Uniti avrebbero cercato di dominare lo spazio e che si sarebbero opposti ad un trattato globale per mettere al bando le armi nello spazio (che la maggior parte dei paesi, inclusa la Cina, ha spinto per far approvare).

Le azioni intraprese dalla Cina sono complicate da comprendere poiché vengono attuate senza informare nessuno e ciò porta molti a chiedersi se l’insistenza e l’appoggio al trattato globale per mettere al bando le armi spaziali della Cina sia genuino o se sia solo una scusa per guadagnare tempo mentre entra nella fase di una nuova Guerra Fredda con gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno già stretto e creato varie alleanze nella regione (come con l’India), oltre ad aver costruito silenziosamente la propria presenza navale e militare nella regione.

Mentre molte di queste cose sono state dichiarate come in risposta alla cosiddetta Guerra al Terrore, altri vedono in ciò un tentativo di controllare la Cina.

Bush rifiutò un’offerta di pace dall’Iran

domenica 21 gennaio 2007

Fonte BBC/UnderNews

BBC – L’Iran offrì un pacchetto di concessioni agli Stati Uniti nel 2003 ma fu rifiutato, ha detto un ex ufficiale statunitense di esperienza a Newsnight, programma della BBC. Teheran proponeva di fermare il proprio supporto ai gruppi militanti libanesi e palestinesi e di aiutare a stabilizzare l’Iraq dopo l’invasione guidata dagli Stati Uniti. Le offerte, incluso il rendere più trasparente il proprio programma nucleare, erano poste in condizione della fine delle ostilità da parte degli Stati Uniti. Ma l’ufficio del vice presidente Dick Cheney ha rifiutato il piano, ha detto l’ufficiale.

Le offerte arrivarono in una lettera, mostrata a Newsnight. La lettera non era firmata ma il dipartimento di stato degli Stati Uniti credeva fosse stata approvata dalle maggiori autorità.

In cambio delle sue concessioni, Teheran chiedeva a Washington di porre fine alle ostilità, di porre fine alle sanzioni e di smantellare il gruppo ribelle iraniano Mujahedeen-e-Khalq e farne rimpatriare i membri.

Ma appena è arrivata alla Casa Bianca, il vecchio mantra di “Noi non parliamo con i cattivi”… si è riaffermato.

Le risorse petrolifere irachene svendute alle multinazionali del greggio?

domenica 21 gennaio 2007

In una conferenza stampa con Nancy Pelosi e il leader della maggioranza al senato Harry Reid presso il National Press Club, questa mattina (19 gennaio 2007) è stata sollevata la questione della legge irachena sul greggio ancora in sospeso. In una domanda, Sam Husseini dell’Institute for Public Accuracy ha citato un articolo pubblicato il 16 gennaio dal giornale inglese The Guardian dell’accademico iracheno e libero docente di economica del Medio Oriente all’Università di Exeter, Kamil Mahdi.

L’articolo segue.

Gli iracheni non accetteranno mai questa svendita alle multinazionali del greggio
Il governo iracheno controllato dagli Stati Uniti si sta preparando a togliere la più preziosa risorsa del paese dal controllo nazionale
di Kamil Mahdi

Oggi l’Iraq rimane occupata e l’abisso che separa quelli che affermano di comandare e quelli che sono comandati è riempito di sangue. Il governo è grato alle forze occupanti che sono responsabili di una catastrofe umanitaria e di un impasse politico. Mentre i cittadini indifesi vengono uccisi a volontà, il governo porta avanti il suo business per la protezione dei propri affari, raccogliendo i profitti del greggio, dispensando favori, giustificando l’occupazione e presiedendo alla sicurezza franante, al benessere economico, ai servizi essenziali e alla pubblica amministrazione. Soprattutto, il potere della legge è tutto fuorché scomparso, sostituito da demarcazioni settarie sotto una facciata parlamentare. Il settarismo promosso dall’occupazione sta distruggendo la società civile, le comunità locali e le istituzioni pubbliche e sta mettendo il popolo alla mercé di leader comunali autodesignati, senza alcuna protezione legale.

Il governo iracheno non sta riuscendo a portare a termine adeguatamente i propri doveri e le proprie responsabilità. Sembra perciò inconsistente che il governo, con l’aiuto di USAid, della Banca Mondiale e delle Nazioni Uniti, stia portando a termine un’ampia legge sul greggio da promulgare in prossimità di una scadenza del Fondo Monetario Internazionale posta per la fine dell’anno scorso. Ancora una volta, una tabella di marcia imposta dall’esterno ha la precedenza sugli interessi dell’Iraq. Prima di imbarcarsi in misure controverse come con questa legge, che favorisce le aziende petrolifere straniere, il parlamento e il governo iracheno devono dimostrare che sono capaci di proteggere la sovranità del paese e i diritti e gli interessi del popolo. Un governo che non sta riuscendo a proteggere le vite dei suoi cittadini non deve imbarcarsi in legislazioni controverse che legano le mani ai futuri leader dell’Iraq e che minacciano di buttar via le preziose risorse non rinnovabili irachene in un’orgia di rifiuti, corruzioni e furti.

Gli ufficiali del governo, incluso il deputato primo ministro Barham Salih, hanno annunciato che la bozza della legge sul greggio è pronta per essere presentata al gabinetto per l’approvazione. Salih era uno degli entusiasti dell’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti e l’amministrazione kurda guidata dai miliziani che egli rappresenta ha firmato accordi illegali sul greggio che ora egli sta cercando di legalizzare. Dato che il parlamento non si è riunito regolarmente, è probabile che la legge verrà approvata con fretta dopo un accordo negoziato sotto gli auspici dell’occupazione statunitense.

L’industria petrolifera dell’Iraq è in uno stato critico, risultato dalle sanzioni, dalla guerre e dall’occupazione. Il governo, attraverso l’ispettore generale del ministero del greggio, ha pubblicato rapporti schiaccianti sulla corruzione di larga scala e i furti nel settore del greggio. Molti ufficiali tecnici competenti sono stati messi al sacco o degradati e l’organizzazione statale del mercato del greggio ha cambiato molti direttori. I ministeri e le organizzazioni pubbliche si comportano sempre più spesso come gruppi feudali e le prospettive private, settarie ed etniche prevalgono sulla prospettiva nazionale. Questo stato di cose ha effetti negativi su tutti tranne che su coloro che sono corrotti e senza scrupoli e sulle voraci multinazionali del greggio estere. La versione ufficiale della bozza di legge non è stata pubblicata, ma non c’è dubbio che sarà progettata per dare la maggior parte delle risorse petrolifere alle multinazionali straniere con accordi di esplorazione a lungo termine e di produzione condivisa.

La legge sul greggio aprirà verosimilmente le porte a queste multinazionali, proprio in un momento in cui la capacità dell’Iraq di regolare e controllare queste attività è altamente circoscritta. Metterebbe perciò la responsabilità di proteggere il vitale interesse nazionale del paese sulle spalle di pochi vulnerabili tecnocratici, in un ambiente in cui il sangue e il greggio scorrono insieme abbondantemente. Il senso comune, la giustizia e l’interesse nazionale dell’Iraq suggeriscono che non deve essere permessa l’approvazione di questa bozza di legge in un periodo così critico e che contratti a lungo termine di 10, 15 o 20 anni non devono essere firmati prima che la pace e la stabilità non ritornino e prima che gli iracheni possano essere sicuri che i loro interessi vengono tutelati.

Questa legge è stata discussa a porte chiuse per buona parte dello scorso anno. Bozze segrete sono state viste e commentate dal governo degli Stati Uniti ma non sono state rilasciate al pubblico iracheno e nemmeno a tutti i membri del parlamento. Se la legge viene appoggiata nonostante queste circostanze, il processo politico sarà screditato ancora più di quanto già lo sia. La discussione di un fronte moderato che abbraccia più sette sembra progettata apposta per facilitare il passaggio della legge e la svendita alle multinazionali del greggio.

Gli Stati Uniti, l’FMI e i loro alleati stanno usando la paura (vedi anche l’appello alla paura come tecnica propagandistica, ndt) per portare avanti il loro progetto di privatizzare e svendere le risorse petrolifere irachene. L’effetto di questa legge sarà quello di marginalizzare l’industria petrolifera dell’Iraq e di erodere le misure di nazionalizzazione intraprese tra il 1972 e il 1975. È disegnata per essere un rovesciamento della Legge Numero 80 del Dicembre 1961 che si riprendeva la maggior parte del greggio dell’Iraq da un cartello straniero. L’Iraq ha pagato cara questa coraggiosa mossa: l’allora primo ministro, generale Qasim, fu assassinato 13 mesi dopo, in un colpo diretto dai Ba’athisti, che fu appoggiato da molti di quelli che sono parte dell’attuale alleanza governante, Stati Uniti compresi. Ciò nonostante, la politica nazionale sul greggio non venne invertita e il suo cambiamento sotto l’occupazione degli Stati Uniti non verrà mai accettata dagli iracheni.

Guardian Unlimited © Guardian News and Media Limited 2007

Resoconto Iraq. Sabato: 35 iracheni, 3 soldati americani uccisi; 29 iracheni, 3 soldati americani feriti; elicottero americano precipita uccidendo 13 persone

domenica 21 gennaio 2007

Fonte AntiWar
Compilato da Margaret Griffis

Autorità militari americane hanno riportato che un elicottero americano è precipitato, uccidendo 13 persone a Tal Afar. L’esercito statunitense ha anche riferito che tre soldati americani sono stati uccisi in incidenti separati; altri tre soldati sono stati feriti. Inoltre 35 iracheni sono stati uccisi o trovati morti oggi e altri 29 sono stati feriti in diversi incidenti attraverso l’Iraq.

L’esplosione di una bomba piazzata sulla strada ha ucciso un soldato americano e ne ha ferito un secondo nel nord di Baghdad. Ieri, un Marine è morto a causa delle ferite subite durante un combattimento col nemico nella provincia di Anbar. Un soldato americano è stato ucciso e altri due feriti nella provincia di Ninewah quando una bomba piazzata sulla strada è esplosa venerdì. Inoltre, un ufficiale dell’esercito americano è stato ferito in un’esplosione a Mossul.

Nessun danno è stato riportato quando un veicolo statunitense è stato danneggiato da una bomba a Deloiyah. Inoltre, è stato riferito che colpi di mortaio sono caduti sulle basi di Baghdad e Haditha, ma le notizie non sono state confermate dagli ufficiali statunitensi. A Baghdad, truppe irachene appoggiate da elicotteri statunitensi hanno ucciso 15 membri sospetti delle Brigate Omar.

Un’esplosione ha danneggiato un veicolo brittannico a Bassora, ma non è stato riportato nessun altro danno.

A Baghdad, la polizia ha detto che colpi di mortaio hanno ucciso quattro persone e ferite altre sei quando hanno colpito il quartiere di Suleigh; notizie non confermate parlano di un maggior numero di feriti. Una persona è stata uccisa e nove ferite durante un attacco con un mortaio nei dintorni di Raghiba Khatoun. Nel distretto di Yarmouk, uomini armati hanno sparato ad un impiegato di una compagnia telefonica uccidendolo; altre due persone che viaggiavano in auto con lui sono state ferite.

Tre ufficiali della polizia sono stati uccisi e due feriti quando degli uomini armati hanno attaccato un posto di blocco nel sud di Baghdad.

A Mossul, un’esplosione vicino il suo ufficio uccide il colonnello dell’esercito iracheno Nizar Al-Atroshi; sono rimasti feriti nell’esplosione un ufficiale americano, un traduttore e un appaltatore iracheni. Inoltre, un ingegnere è stato ucciso in un incidente separato; lavorava per la TV statale Ninewa.

Uomini armati hanno fatto incursione in una casa a Madaen uccidendo tre persone, incluse due donne. Inoltre, due corpi senza vita sono stati ritrovati.

Uomini armati hanno ucciso un giudice e suo fratello ventenne a Khalis.

Cinque poliziotti sono stati feriti a Kirkuk.

Un cadavere è stato ritrovato a Iskandariya; la vittima era stata sparata in testa. Una persona è stata freddata in un incidente separato.

Una bomba piazzata in una strada a Daquq ha ferito due civili.

Possibili connessioni tra l’inquinamento e la leucemia

sabato 20 gennaio 2007

HOUSTON (Reuters) – Uno studio dell’Università del Texas ha trovato possibili collegamenti fra la maggior incidenza di leucemia e coloro che vivono vicino la raffineria della città di Houston, lungo il Houston Ship Channel, il canale navigabile di Houston, ha detto giovedì (18 gennaio 2007) uno dei coautori dello studio.

Lo studio ha trovato che il vivere entro due miglia dagli elevati livelli di 1,3-butadiene che si trovano intorno ai complessi petrolchimici del canale, coincideva con un incremento del 56 per cento dell’incidenza di leucemia acuta linfocitica infantile rispetto a coloro che vivevano a più di 10 miglia dagli stessi, secondo un’affermazione della città di Houston, che ha finanziato lo studio.

“Prendendo in considerazione le distanze dal canale abbiamo ottenuto dati che indicano l’esistenza di un’associazione tra le sostanze chimiche nell’aria e la leucemia infantile”, ha detto Ann Coker, professoressa di epidemiologia della School of Public Health dell’Università del Texas, a Houston.

Il sindaco di Houston Bill White ha detto che la città potrebbe usare lo studio per appoggiare le azioni atte a ridurre l’inquinamento degli impianti petrolchimici.

“La scienza appoggia la nostra pretesa che ridurre le sostanze inquinanti nocive nell’aria deve essere una priorità per Houston”, ha detto White in una dichiarazione.

White ha usato la minaccia di più dure applicazioni delle leggi anti-inquinamento per guadagnare consensi a ridurre l’inquinamento da parte degli impianti petrolchimici.

Il butadiene (1,3-butadiene) viene utilizzato per creare prodotti petrolchimici come l’etilene.

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Resoconto Iraq. Venerdì: 37 iracheni, 1 soldato americano uccisi; 22 iracheni, 3 soldati americani, 6 inglesi feriti

sabato 20 gennaio 2007

Fonte AntiWar
Compilato da Margaret Griffis

Il segretario della difesa degli Stati Uniti d’America Robert Gates ha effettuato il già annunciato viaggio nel sud dell’Iraq oggi per incontrare i leader della Coalizione. Prima della visita, nella capitale un soldato americano è stato ucciso e tre feriti; sei soldati britannici a Bassora sono stati feriti in un incidente separato. Inoltre, oggi 37 iracheni sono stati uccisi e 22 feriti in violenti attacchi.

L’esercito statunitense ha riferito che una bomba piazzata sulla strada ha ucciso un soldato americano e ne ha feriti altri tre nella sezione nord-ovest di Baghdad. Forze combinate irachene e statunitensi hanno arrestato Abdul-Hadi al-Darraji, un importante seguace di Moqtada al Sadr. A Kut, truppe irachene appoggiate da forze statunitensi hanno arrestato due membri del consiglio provinciale di Wasit per un sospettato contrabbando di armi. Inoltre, le forze della Coalizione hanno soccorso 29 persone dopo un conflitto a Baquba.

Gli attacchi missilistici sulle istallazioni militari britanniche a Bassora sono continuati. Sei soldati inglesi sono stati feriti, uno gravemente, durante l’attacco della scorsa notte.

A Baghdad sono stati ritrovati 17 corpi senza vita. Una moschea nel quartiere di Doura è stata gravemente danneggiata in un’esplosione; due agenti di sicurezza sono morti ed un altro è rimasto ferito gravemente nell’incidente. Una bomba piazzata sulla strada ha ucciso un vigile urbano e ne ha ferito un secondo nel distretto di Karada. Vicino Haifa Street è caduto un colpo di mortaio uccidendo due civili e ferendone altri tre. Un altro colpo di mortaio è caduto vicino Bayaa ferendo una persona. Una donna è stata uccisa e altre tre persone ferite da un colpo di mortaio nell’area Sharaa. Uomini armati hanno ucciso una persona e ferite altre due nel sud-ovest di Baghdad. Inoltre, un ufficiale capo del turismo è stato assassinato fuori casa sua nel distretto di Ghazaliya e un camionista che portava provviste alle forze statunitesi è stato rapito nel nord di Baghdad.

Una famiglia che fuggiva da Baghdad è stata fermata ad un posto di blocco, dove un membro della famiglia, di nome Omar veniva accusato di avere documenti falsi. Nonostante questo alla famiglia è stato permesso di continuare, ma la macchina è stata poi fermata da uomini armati in un’auto civile. Hanno chiesto di Omar e dopo lo hanno ucciso. Suo fratello è stato pugnalato nell’incidente. La famiglia si è dopo diretta all’ospedale di Tikrit.

Tre poliziotti iracheni sono stati uccisi ed uno ferito a Iskandariya.

A Falluja, uomini armati hanno ucciso due ex poliziotti ed un cecchino ha ucciso un soldato iracheno.

Uomini armati hanno ucciso un predicatore sunnita nella sua casa a Kirkuk. Nessun danno è stato riportato in un attacco tramite una bomba contro il convoglio di un ufficiale dell’esercito iracheno.

Vicino Irbil, un combattente del Peshmerga del Kurdistan è stato ucciso e altri due feriti in una inspiegata esplosione.

Un missile Katyusha ha colpito una casa in un villaggio vicino Muqdadiyah; cinque membri di una famiglia sono rimasti feriti nell’attacco.

A Hilla, uomini armati hanno sparato contro un minibus, ferendo due persone. Inoltre, un macellaio è morto quando il suo negozio è stato fatto esplodere.

A Ramadi, il corpo senza vita di un vigile urbano che era stato rapito è staro ritrovato.

Un farmacista, Safaa Farhan, è stato ucciso a Baji.

Disinformazione sul riscaldamento globale?

sabato 20 gennaio 2007

Vedi anche http://www.exxonsecrets.org/
Vedi anche Perché la maggior parte delle corporation sono inerentemente cattive
Notizia di mercoledì 3 Gennaio, 2007
di Jim Lobe
Fonte IPS

Come l’industria del tabacco che per decenni ha negato ogni collegamento tra il fumo e il cancro del polmone, la ExxonMobil (sito web) (in Italia meglio conosciuta come ESSOsito web, ndt) ha condotto “una sofisticata e riuscita campagna di disinformazione” per ingannare il pubblico sul riscaldamento globale, secondo una nuova importante relazione dell’Union of Concerned Scientists (UCS, sito web) con base negli Stati Uniti.

La relazione, che fa da eco a simili accuse fatte a settembre (settembre 2006, ndt) dalla britannica Royal Society, ha scoperto che la più grande compagnia pubblica del mondo ha versato quasi 16 milioni di dollari tra il 1998 ed il 2005 ad una rete di 43 gruppi di pressione che hanno messo in dubbio il sempre più solido consenso che le emissioni di gas serra contribuiscano al riscaldamento globale.

Tra i più importanti destinatari vi erano l’American Enterprise Institute (AEI – sito web), a cui la Exxon-Mobil ha versato più di 1,6 milioni di dollari; il George C. Marshall Institute (630000 dollari); e il Competitive Enterprise Institute (CEI) che ha ricevuto più di due milioni di dollari, più di ogni altro beneficiario.

I 43 gruppi, con direttori, consiglieri e staff che spesso erano gli stessi, secondo la relazione, hanno agito come una “camera di riverberazione” che, con l’aiuto di media di destra, come il Wall Street Journal, e di opinionisti, ha deliberatamente diffuso disinformazione sul cambiamento climatico.

La relazione di 63 pagine, “Smoke, Mirrors & Hot Air” (“Fumo, Specchi e Aria Calda”), si appella al nuovo congresso recentemente passato ai democratici per aprire una seduta su questa presunta campagna di disinformazione della compagnia, proprio come fecero i suoi predecessori smascherando le note azioni dell’industria del tabacco per bloccare la regolamentazione dei suoi prodotti da parte del governo.

“La ExxonMobil ha fabbricato incertezze sulle cause umane del riscaldamento globale proprio come le compagnie del tabacco negarono che i loro prodotti causavano cancro ai polmoni”, ha detto Alden Meyer, direttore delle strategie e politiche del UCS.

“Un investimento modesto ma efficace ha permesso ai giganti del greggio di alimentare dubbi sul riscaldamento globale per ritardare le azioni di governo proprio come hanno fatto i grandi del tabacco per oltre 40 anni”, ha aggiunto.

Addirittura, secondo la relazione, alcuni degli stessi individui coinvolti nelle azioni dell’industria del tabacco hanno contribuito alla campagna della ExxonMobil.

Steven Milloy, per esempio, la cui Advancement of Sound Science Coalition (ASSC) fu creata dal gigante del tabacco Philip Morris (oggi Altria Group, ndt) nel 1993 per sollevare dubbi circa il collegamento tra fumo passivo e cancro del polmone, è stata membra del Global Climate Science Team (GCST), che la ExxonMobil aiutò a creare nel 1998, ed ha diretto il Free Enterprise Action Institute a cui la compagnia ha versato 130000 dollari — o quasi due terzi delle spese totali del gruppo.

La nuova relazione arriva nel mezzo di segnali che indicano che sia il pubblico degli Stati Uniti che i principali media stanno diventando sempre più preoccupati del riscaldamento globale e che la vittoria democratica nelle elezioni di medio termine di novembre abbia spostato l’equilibrio del potere nel nuovo congresso in favore di quei legislatori che sostengono la legislazione per limitare o ridurre l’emissione di gas serra.

Essendo la più grande compagnia energetica del mondo, la ExxonMobil è stata a lungo bersaglio delle attività degli ambientalisti, particolarmente dal 1998 quando, in vista della ratifica da parte della maggior parte delle nazioni industriali del mondo del protocollo di Kyoto per ridurre l’emissione di gas serra, i suoi maggiori rivali, notevolmente la Shell e la BP, hanno iniziato ad abbandonare la Global Climate Coalition (GCC), un gruppo industriale che aveva condotto campagne contro il trattato.

Diversamente dalle sue controparti degli altri giganti del greggio, Lee Raymond, fino all’anno scorso CEO della compagnia, è stato apertamente contro la teoria che i carburanti prodotti da combustibili fossili fossero tra i maggiori contributori al riscaldamento globale e ha rifiutato la pressione degli azionisti di investire di più in carburanti alternativi.

Quello stesso anno, la Exxon ha partecipato ad una riunione dell’American Petroleum Institute (API, ndt) durante la quale, secondo una nota successivamente trapelata dagli atti, veniva chiesto alle compagnie di fornire “supporto logistico e morale” a coloro che dissentivano dal crescente consenso scientifico riguardo le cause umane del riscaldamento globale, “in modo da sollevare dubbi a riguardo e minare la ‘prevalente saggezza scientifica’”.

Come mostra in dettaglio il nuovo studio, quello è precisamente ciò che ha fatto la ExxonMobil nei successivi sette anni attraverso la sponsorizzazione dei 43 gruppi che non solo condividevano le commissioni e i consiglieri, ma che inoltre citavano i lavori l’un dell’altro in modo da ottenere un effetto da “camera di riverberazione”.

Un esempio citato dalla relazione è quello di Sallie Baliunas, astrofisica con base all’Hoover Institution dell’Università di Stanford, che ha ricevuto quasi 300000 dollari dalla ExxonMobil dal 1998. Specialista di macchie solari, affiliata anche con almeno altri otto gruppi finanziati dalla ExxonMobil, è meglio conosciuta per essere stata la coautrice di un saggio del 2003 che ipotizzava che le temperature nell’ultimo millennio non sono variate significativamente.

Quell’articolo “è stato controbattuto da non meno di 13 fra gli scienziati le cui ricerche erano state prese in considerazione. Essi l’hanno tutti accusata di aver travisato il loro lavoro”, secondo l’autore della relazione Seth Shulman, che ha notato anche che i risultati del saggio ricompaiono ancora oggi, di tanto in tanto, nei materiali pubblicati da altri beneficiari della ExxonMobil.

“Questi gruppi promuovono notizie infondate che travisano le scoperte scientifiche di ricerche peer-reviewed (cioè con revisione paritaria, ndt) o scelgono accuratamente fatti nel tentativo di ingannare i media e il pubblico per indurli a credere che esiste un acceso dibattito nella comunità scientifica riguardo il riscaldamento globale, quando in realtà non c’è.” ha aggiunto Meyer.

Come il Free Enterprise Institute di Mulloy, alcuni dei gruppi, come l’Hearland Institute, l’Annapolis Centre for Science-Based Public Policy e il Centre for the Defence of Free Enterprise, sono piccole organizzazioni per le quali la ExxonMobil fornisce una porzione sostanziale — dal 20 al 60 per cento — del loro intero budget.

A settembre in una lettera inviata alla compagnia, la Royal Society, il più prestigioso gruppo scientifico della Gran Bretagna, si è appellata alla ExxonMobil perché la smettesse di finanziare questi gruppi e di disseminare i suoi materiali “inaccurati ed ingannevoli” riguardo il cambiamento climatico. Un portavoce della Royal Society ha affermato che in una riunione tenutasi a luglio la compagnia aveva promesso di smettere di finanziare quei gruppi.

Non sono nemmeno solo l’UCS, la Royal Society ed i gruppi ambientalisti a chiedere alla compagnia di fermare il suo supporto finanziario.

In una lettera di ottobre che paragonava esplicitamente le tattiche della ExxonMobil a quelle dell’industria del tabacco, il senatore democratico Jay Rockefeller e la senatrice repubblicana Olympia Snowe esortavano il nuovo CEO della compagnia, Rex Tillerson, a “fermare il suo pericoloso appoggio a coloro che negano il riscaldamento globale” ed a “ripudiare la sua campagna di negazione del cambiamento climatico e rendere pubblica la storia del suo appoggio finanziario”.

La lettera è stata aspramente criticata sulle pagine editoriali del Wall Street Journal, vicino alleato dell’AEI, e indicata come un tentativo di soffocare il dibattito scientifico.

In una dichiarazione fatta mercoledì, il portavoce della compagnia David Gardner ha accusato la relazione dell’UCS di essere “un ennesimo tentativo di infangare il nostro nome e… di collegare fatti non collegati, trarre conclusioni inaccurate ed ingannare l’audience con una fiction sulla vera posizione della ExxonMobil”.

“Ciò che oggi è chiaro è che le emissioni di gas serra sono uno dei fattori che contribuiscono al cambiamento climatico e che l’uso di combustibili fossili è una delle fonti principali di queste emissioni”, ha detto in una lunga dichiarazione in cui ha anche puntualizzato che la maggior parte delle organizzazioni finanziate dalla ExxonMobil “sono indipendenti dai loro sponsor” e che “il nostro appoggio finanziario non connota alcun notevole controllo né responsabilità sulle raccomandazioni di comportamento o sulle analisi che essi producono”.

Contemporaneamente, il CEI, il maggior beneficiario della compagnia per i problemi legati al clima, ha accusato la relazione di essere “per lo più immondizia” e l’UCS ed altri gruppi ambientalisti di “tentare di zittire chiunque non sia d’accordo con loro”.

Fonte IPS

Abuso del taser da parte della polizia

sabato 20 gennaio 2007

Fonte Progressive Review

AP – Lo Houston Chronicle ha riportato che gli ufficiali della polizia di Houston hanno usato i taser più di 1000 volte negli scorsi due anni. Ma, nel 95 per cento dei casi, non sono stati usati per risolvere situazioni in cui dei sospetti maneggiavano armi da fuoco e quindi la forza violenta era chiaramente giustificata. Invece, il giornale ha riportato, più della metà degli incidenti legati al taser sono scaturiti da comuni chiamate alla polizia, posti di blocco, lamentele di disturbo e segnalazioni di gente sospetta.

In più di 350 dei primi 900 incidenti col taser, nessuna persona è stata accusata, il caso è stato ritirato dall’accusa o deposto dai giudici e dalle giurie. Delle persone taserate e accusate di crimini, la maggior parte erano accusati di reati minori o crimini non violenti, ha detto il giornale.

Fonte Common Dreams
Pubblicato lunedì 15 gennaio 2007 da OneWorld US

I taser nella bufera dopo la morte di due uomini
di Caitlin G. Johnson

Il lancio di un nuovo dispositivo di elettroshock per la vendita al publico, solo pochi giorni dopo la morte di due uomini che erano stati storditi con simili prodotti da ufficiali di polizia, ha suscitato nuovi appelli per una moratoria sulla vendita e l’uso di questi strumenti.

Il nuovo Taser C2 sembra come un rasoio personale high-tech e viene venduto in molti colori come un iPod, incluso il blu elettrico. È progettato per entrare in una borsa per portare la tecnologia per il mantenimento dell’ordine ai consumatori.

Ma questo è precisamente ciò che preoccupa gruppi come Amnesty International, che ha rinnovato il suo appello per sospendere l’uso dei taser da parte delle forze dell’ordine e del pubblico non addestrato, fin quando non ci saranno ulteriori studi indipendenti sulla loro sicurezza.

Martedì (martedì 9 gennaio 2007, ndt), un ufficiale di polizia di Wilson, North Carolina, ha usato un taser su uno studente delle scuole superiori di 15 anni per porre fine a una rissa. Lo studente non è rimasto ferito, secondo le notizie riferite. Ma lo scorso fine settimana, due uomini sono morti in incidenti separati dopo aver ricevuto una scarica elettrica da taser da parte della polizia.

“Questa non è un’arma da avere per le strade”, dice Delia Hashad, direttore del programma statunitense di Amnesty International, che fa notare che al di fuori degli Stati Uniti e del Regno Unito, l’uso più diffuso dei taser è per le torture.

“La gente viene indotta a credere che lo estrai quando vuoi per mettere fuori combattimento qualcuno e che è un buon metodo veloce e innocuo”, dice Hashad. “Ma ancora non abbiamo ricerche mediche indipendenti esaurienti su cosa un’arma taser faccia al corpo umano”.

I taser sparano delle “freccette” connesse al dispositivo che inviano una corrente elettrica attraverso l’area tra le freccette, paralizzando temporaneamente i muscoli. Nella maggior parte dei casi, l’azione risulta in ferite minori, se ve ne sono, come tagli ed ecchimosi.

Ma Amnesty International USA sta tracciando quello che dice di essere un crescente numero di morti post taser. Le notizie e i rapporti della polizia indicano che ci sono stati oltre 220 morti del genere dal luglio 2001, secondo Hashad, che la definisce una stima conservativa.

Steve Tuttle di Taser International mette in discussione questa cifra. “Abbiamo avuto ragione in oltre il 90 per cento dei casi a cui si riferisce [Amnesty International], e alcuni sono tuttora in sospeso”.

Tuttle cita i numerosi studi della compagnia e le analisi dei dipartimenti di polizia, Phoenix, Arizona e Orange County, Florida, per nominarne alcuni, che hanno mostrato che i taser hanno diminuito significativamente le sparatorie della polizia e gli infortuni agli ufficiali e ai civili.

Ma Hashad di Amnesty International non è convinta. “Non stiamo dicendo che non abbia salvato delle vite. Ciò che stiamo dicendo è che quest’arma non è stata testata adeguatamente e non sembra operare nel modo in cui afferma la casa costruttrice”.

Ci sono delle indicazioni che mostrano che la gente con una massa corporea molto bassa, certe malattie mentali o condizioni di cuore pre esistenti, e quelli sotto droghe prescritte o illegali, possono reagire differentemente alle scosse da taser.

Lorie Fridell, professore associato di criminologia alla University of South Florida, ha studiato l’uso da parte della polizia dei taser. “Proviamo ad identificare quali delle morti in custodia sono avvenute a causa specificamente del taser, [ma] non abbiamo tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno per identificarle”, ha detto.

Molta della ricerca sulla sicurezza del taser esistente si è concentrata sull'”attivazione standard”, 50.000 volt, 0,07 joule somministrati per cinque secondi. (Per fare un paragone, un defibrillatore cardiaco opera a circa 360 joule a impulso, dice Steve Tuttle di Taser International).

Questo singolo e veloce sbalzo potrebbe non riflettere l’uso che se ne fa nel mondo reale, dove situazioni di tensione portano spesso a ripetere l’attivazione o a durate più lunghe.

Inoltre, alcuni degli studi, incluso un recente studio della University of Wisconsin finanziato dal dipartimento della giustizia, sono stati criticati per le loro connessioni con la casa costruttrice.

“La stragrande maggioranza della gente che è stata taserata sta bene. […]“, ha detto Fridell. “La domanda legittima è, sbarazzarsi dei taser salverà delle vite o causerà la perdita di un numero ancora più alto di vite? Credo davvero che i taser le vite le salvano”.

Invece, dice Fridell, i dipartimenti di polizia dovrebbero instaurare delle politiche più dure e degli addestramenti più consistenti per gli ufficiai riguardo l’uso appropriato dei taser.

Melanie Trimble, direttore esecutivo del New York Civil Liberties Union, Capital Region Chapter, è d’accordo. È preoccupata che il pensiero dominante che i taser sono innocui potrebbe condurre ad utilizzi sbagliati ed abusi, particolarmente quando la persona dall’altra parte della “freccetta” ha meno di 17 anni, è incinta o sotto l’influenza di droghe.

“Il loro comportamento dovrebbe essere significativo e pericoloso nell’imminente per loro o per altri prima che la polizia possa usare i taser”, dice Trimble.

Non vi sono standard nazionali per l’addestramento; ogni agenzia di polizia definisce i propri requisiti di addestramento in accordo con le leggi di quello stato.

Come risultato, gli ufficiali di polizia sono istruiti ad usare i taser in situazioni differenti in luoghi differenti. Alcune agenzie, come il dipartimento di polizia di Wilson, North Carolina che ha usato il dispositivo su uno studente di 15 anni, lo definisce un “uso basso della forza”; altre lo riservano per situazioni più serie.

“Si spera che il dipartimento di polizia realizzerà il proprio formato per renderlo il proprio, ma per la maggior parte l’addestramento viene ancora fornito da un rappresentante della Taser”, dice Albert Arena, project manager nel Research Center Directorate all’International Association of Chiefs of Police (IACP). L’associazione è tra quelle che hanno fornito addestramento e linee guida di utilizzo per i dipartimenti.

Alcuni stati, come la Florida, stanno iniziando a scrivere leggi sugli standard delle procedure e degli addestramenti.

Informazioni più concrete sulla sicurezza dei taser potrebbero anche essere all’orizzonte. Uno studio del National Institute of Justice sta riesaminando 100 morti avvenute dopo l’uso di taser, inclusi casi in cui i medici esaminanti hanno detto che il taser non era la causa della morte. Risultati preliminari sono attesi per ottobre.

“La gente non pensa all’America come ad un luogo dove mettiamo questo tipi di armi nelle mani degli ufficiali di polizia prima di aver capito cosa fanno”, dice Hashad di Amnesty International. “Per ora ne stiamo apprendendo solo dalle notizie delle morti.. e ciò non ha alcun senso”.

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I test anti-satellite della Cina suscitano preoccupazione

venerdì 19 gennaio 2007

In merito alla precedente notizia sul test anti-satellite della Cina. Il test è stato confermato.

Fonte msnbc

WASHINGTON – Gli Stati Uniti, l’Australia e il Canada hanno espresso la propria preoccupazione alla Cina riguardo il suo primo test anti-satellite nello spazio conosciuto in più di 20 anni, ha detto la Casa Bianca giovedì.

“Gli Stati Uniti credono che lo sviluppo e il test da parte della Cina di questo tipo di armi non sia consistente con lo spirito di cooperazione a cui entrambi i paesi aspirano nel settore dei servizi civili spaziali”, ha detto il portavoce del National Security Council Gordon Johndroe. “Noi ed altri paesi abbiamo espresso ai cinesi la nostra preoccupazione riguardo quest’azione”.

Utilizzando un missile balistico a medio raggio partito da terra, l’undici gennaio il test ha distrutto un satellite meteorologico cinese che stava divenendo vecchio a 537 miglia (860 chilometri) oltre la Terra, attraverso un “impatto cinetico“, o colpendolo con violenza, ha detto Johndroe.

Il Canada e l’Australia si sono uniti esprimendo la propria preoccupazione, ha detto. Ci si aspetta che faranno lo stesso anche la Gran Bretagna, la Corea del Sud e il Giappone, ha detto un ufficiale dell’amministrazione al Reuters.

L’ultimo test anti-satellite degli Stati Uniti ha preso luogo il 13 settembre del 1985. Da allora Washington ha fermato questi test da Era della Guerra Fredda, preoccupata che i detriti avrebbero potuto danneggiare le operazioni satellitari civili e militari su cui l’Occidente fa sempre più affidamento per tutto, dalla navigazione satellitare, all’accesso ad Internet ai bancomat.

Secondo David Wright dell’Union of Concerned Scientists di Cambridge, nel Massachussetts, il satellite polverizzato dalla Cina potrebbe essersi rotto in quasi 40.000 frammenti da 1 a 10 centrimetri di grandezza, circa la metà dei quali resterebbe in orbita per più di un decennio.

Il giorno del test, un ufficiale della difesa statunitense ha detto che gli Stati Uniti non erano in grado di comunicare con un satellite spia sperimentale lanciato il precedente anno dal National Reconnaissance Office del Pentagono. Ma non c’era stata nessuna indicazione immediata che questo fosse il risultato del test cinese.

Una distruzione di un satellite nello spazio così pubblicizzata non è mai avvenuta negli ultimi 15 anni almeno, ha detto Marco Caceres, un esperto spaziale del Teal Group, azienda di consultazione aerospaziale di Fairfax, in Virginia.

Potrebbero gli Stati Uniti difendere un proprio satellite da un attacco della Cina?

La Cina testa un’arma anti-satellite?

venerdì 19 gennaio 2007

Aggiornamento: Il test è stato confermato. Leggi l’articolo successivo per saperne di più.

Fonte Defense Tech/UnderNews

DEFENSE TECH – “Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti credono che la Cina abbia affettuato con successo il test di un’arma antisatellite” la scorsa settimana, secondo l’Aviation Week. Nel test, un missile balistico, armato con una testata non esplosiva “avrebbe distrutto un satellite meteorologico Cinese che stava ormai divenendo vecchio” ad oltre 500 miglia dalla Terra.

La notizia arriva proprio pochi mesi dopo relazioni sul fatto che la Cina starebbe testando laser high-power per accecare temporaneamente i satelliti americani. “Se il test sarà confermato significherà una nuova maggiore capacità militare cinese”, dice l’Aviation Week.

Iran: pensando l’impensabile

venerdì 19 gennaio 2007

Fonte FPIF/AntiWar
di Conn Hallinan, Foreign Policy in Focus

Israele, supportata dall’amministrazione Bush, si sta preparando a lanciare una guerra atomica contro l’Iran? Il 7 gennaio, il Sunday Times di Londra ha affermato che il governo israeliano sta pianificando di attaccare i centri per l’arricchimento dell’uranio iraniani con armi nucleari tattiche. Mentre il governo israeliano ha negato la storia, le recenti dichiarazioni da parte di importanti ufficiali e figure militari israeliane, assieme alle recenti minacce della Casa Bianca contro l’Iran e la Siria e il trasferimento di comandanti americani nel Medio Oriente, suggeriscono che la possibilità è reale.

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert definisce l’Iran una “minaccia esistenziale”, e il deputato ministro della difesa Ephraim Sneh recentemente ha detto, “Si sta avvicinando il tempo in cui Israele e la comunità internazionale dovranno decidere se adottare azioni militari contro l’Iran”. Un ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF, Israel Defense Force) ha detto al Jerusalem Post che “solo un attacco militare da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati fermeranno l’Iran dall’ottenere le armi nucleari”.

Il brigadier generale Oded Tira, ex comandante delle unità dell’artiglieria dell’IDF, non solo incoraggia un attacco contro l’Iran, ma dato che “il presidente Bush non ha il potere politico per attaccare l’Iran”, Israele ed i paesi che lo appoggiano “devono fare pressione sul partito democratico e gli editori dei giornali statunitensi” per spianare la strada ad un simile attacco. Tira dice che se gli americani non agiscono, “lo faremo noi”.

Secondo il Times, l’attacco userà una combinazione di bombe a guida laser convenzionali e “bunker buster” nucleari tattici da un chilotone. Gli obiettivi sarebbero le centrifughe a Natanz, un impianto di conversione dell’uranio vicino Isfahan e il reattore di acqua pesante ad Arak.

Una fonte ha detto al Times, “Appena sarà dato il via libera, sarà una missione e un attacco e il progetto nucleare iraniano sarà demolito”.

Un bluff?

Un bluff per spaventare gli iraniani? Può darsi, ma una serie di articoli pubblicati nell’ultimo mese indicano che l’amministrazione Bush sta anche cercando di allargare il conflitto in Medio Oriente e che il tempo concesso all’Iran starebbe per finire.

Nel suo discorso del 10 gennaio in cui annunciava l’aumento delle forze in Iraq, il presidente ha accusato l’Iran e la Siria di aiutare i “terroristi” e ha avvertito: “troveremo e distruggeremo le reti” che stanno addestrando e armando “i nostri nemici in Iraq”. Secondo il New York Times, il presidente ha ordinato molti raid contro diplomatici e consiglieri in Iraq, accusandoli di fornire dispositivi esplosivi avanzati improvvisati agli insorgenti iracheni.

Mentre nelle ultime elezioni c’è stato un ripudio per le politiche neoconservative di aggressivo militarismo, molti di quei neoconservatori stanno sostenendo l’aumento delle forze in Iraq. Il “new way forward” (nome del piano che aumenterà il numero di truppe in Iraq) del presidente Bush è scaturito direttamente da una pubblicazione sulle politiche da seguire di Frederick Kagan dell’American Enterprise Institute (AEI), il think tank neoconservativo che ha spinto molto per l’iniziale invasione dell’Iraq. Kagan, assieme a William Kristol, editore del neoconservatore Weekly Standard, ha realizzato il piano che invierà più di 20.000 truppe in Iraq.

Ma l’invio delle nuove truppe è solo per l’Iraq? Secondo Robert Parry (voce su wikipedia), autore di Secrecy & Privilege: Rise of the Bush Dynasty from Watergate to Iraq (Segretezza e Privilegio: l’Ascesa della Dinastia Bush da Watergate all’Iraq) ed ex giornalista dell’Associated Press e di Newsweek, “una fonte familiare con il pensiero di alto livello di Washington e Tel Aviv ha detto che un motivo non dichiarato dell’improvviso aumento di truppe da parte di Bush è di rinforzare le difese della Green Zone di Baghdad (la Zona Verde, un’area all’interno di Baghdad di 8 kilometri quadrati dalla quale l’Autorità Provvisoria della Coalizione, stabilita come governo provvisorio dopo l’invasione dell’Iraq, ha guidato il paese prima che questo avesse un nuovo governo definitivo, ndt) per eventuali rivolte da parte degli sciiti iracheni dopo l’eventuale attacco israeliano contro l’Iran.

I neoconservatori potrebbero aver benissimo architettato l’espulsione di John Negroponte, direttore della sicurezza nazionale, dato che aveva detto che l’Iran non avrebbe potuto produrre armi nucleari entro il prossimo decennio. L’affermazione aveva indignato i neoconservatori e contraddiceva direttamente le valutazioni allarmistiche dell’intelligence israeliana che prevedevano che Teheran avrebbe potuto avere testate nucleari entro meno di due anni.

Se gli Stati Uniti intendono colpire l’Iran o appoggiare un tale attacco da parte di Israele, allora hanno proprio nominato l’uomo giusto per questo lavoro. Il nuovo capo del Central Command (CENTCOM), che supervisiona il Medio Oriente, l’ammiraglio William Fallon, è l’ex capo dello United States Pacific Command e un esperto di guerra aerea. Fallon ha comandato uno stormo di bombardieri tattici A-6 in Vietnam, un gruppo da battaglia di portaerei (carrier wing) e una portaerei. Come comandante in pensione della Marina degli Stati Uniti, Jeff Huber scrive su Pen and Sword (Penna e Spada), “se qualcuno sa come dirigere un’operazione marittima e aerea contro l’Iran, questo è ‘Fox’ Fallon”.

Fallon è anche vicino ai neoconservatori e ha partecipato alla cerimonia di premiazione del 2001 del Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA – voce su wikipedia), un think tank che ha spinto fortemente per la guerra in Iraq e che al momento sta facendo pressione per attaccare l’Iran. Il vice presidente Dick Cheney e l’ex ambasciatore delle Nazioni Unite John Bolton sono entrambi ex membri del JINSA. L’organizzazione ha sponsorizzato nel 2003 una conferenza intitolata “Time to Focus on Iran – The Mother of Modern Terrorism” (“È ora di Focalizzarsi sull’Iran – La Madre del Terrorismo Moderno”).

La Casa Bianca ha anche formato in segreto una commissione chiamata Iran Syria Policy and Operations Group (ISOG) per influenzare i media statunitensi (vedi anche l’analisi sulla propaganda), fornire aiuti di copertura ai dissidenti iraniani, raccogliere informazioni e fare intelligence. Un ex ufficiale statunitense ha detto al Boston Globe che lo scopo del gruppo in Iran era il “cambiamento del regime”. L’ISOG è diretto da due neoconservatori, James F. Jeffrey e Elliott Abrams.

Abrams ha lavorato per l’ex primo ministro israeliano di destra Benjamin Netanyahu ed ha aiutato a scrivere una pubblicazione sulle politiche da adottare, dal titolo “A Clean Break” (“Una chiara rottura”), che sosteneva l’attacco alla Siria, all’Iran ed a Hezbollah imponendo unilateralmente un “insediamento” sui palestinesi. Secondo Inter Press Service, durante la guerra in Libano della scorsa estate, Abrams ha portato un messaggio dall’amministrazione Bush che incoraggiava il governo di Olmert (primo ministro israeliano, ndt) ad attaccare la Siria.

Il ruolo di Israele

Parry indica che una spiegazione per i recenti incontri fra Bush, il primo ministro britannico Tony Blair e Olmert possa essere la pianificazione unitaria su come allargare la guerra in Medio Oriente per coinvolgere l’Iran e possibilmente la Siria. Il governo di Olmert è profondamente impopolare, Blair sta per lasciare il suo ufficio questa primavera e Bush non potrebbe scendere più in basso nei sondaggi senza toccare numeri negativi. In un senso, suggerisce Parry, non c’è niente da perdere se tutti e tre “raddoppiano” la posta scommessa sulla guerra in Iraq.

Se gli israeliani decidono di andare avanti con l’attacco, inizialmente ci sarebbe poco da fare per l’Iran. Date le centinaia di testate atomiche di Israele, ogni replica al fuoco da parte di Teheran sarebbe un suicidio.

Un simile attacco sui due CVBG (gruppi da battaglia di portaerei) statunitensi attualmente dispiegati nel golfo dell’Iran sarebbe ugualmente auto-distruttivo, come lo sarebbe ogni serio tentativo di chiudere lo stretto di Hormuz, attraverso il quale si muove circa il 20 per cento del greggio mondiale. La Casa Bianca ha appena aggiunto un terzo gruppo da battaglia di portaerei.

Ma l’impatto a lungo termine di un attacco nucleare sull’Iran sarebbe potenzialmente catastrofico, e non solo perché infurierebbe gli sciiti in Iraq. Parry dice che anche i dittatori locali a cui Stati Uniti danno appoggio ne sarebbero malcontenti. Hezbollah potrebbe lanciare missili su Israele, Tel Aviv potrebbe decidere di invadere la Siria, accendendo una completa guerra regionale. È anche possibile che il presidente del Pakistan Pervez Musharraf (nonché capo di stato maggiore delle forze armate pakistane; ha preso il potere il 12 ottobre 1999 con un colpo di stato, ndt) cada, dice Parry, “dando, plausibilmente, il controllo dell’arsenale nucleare del Pakistan ai terroristi islamici”. In tale evenienza quasi certamente interverrebbe l’India, accendendo una guerra nucleare in Sud Asia. L’India e il Pakistan furono già pericolosamente vicini a questo nel 1999.

“Per alcuni esperti di politica estera statunitense”, scrive Parry, “questo potenziale disastro che scaturirebbe da un attacco aereo israeliano sull’Iran appoggiato dagli Stati Uniti è così terrificante da fargli credere in ultima analisi che Bush e Olmert non oserebbero attuare un piano simile”.

Potrebbero avere ragione ma molti democratici sono disposti ad unirsi ai repubblicani nell’attacco all’Iran. Il nuovo leader della maggioranza della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d’America Steny Hoyer ha detto al Jerusalem Post che un’Iran col nucleare non sarebbe accettata e, quando gli viene chiesto se appoggerebbe un attacco militare, risponde “non lo escludo”. Aggiungi a questo la pesante pressione da parte dell’AEI, del JINSA e dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), assieme a informazioni d’intelligence “già confezionate” che dichiarano che gli iraniani sono in procinto di produrre un’arma nucleare, e potrebbero veramente osare.