Disinformazione sul riscaldamento globale?

Vedi anche http://www.exxonsecrets.org/
Vedi anche Perché la maggior parte delle corporation sono inerentemente cattive
Notizia di mercoledì 3 Gennaio, 2007
di Jim Lobe
Fonte IPS

Come l’industria del tabacco che per decenni ha negato ogni collegamento tra il fumo e il cancro del polmone, la ExxonMobil (sito web) (in Italia meglio conosciuta come ESSOsito web, ndt) ha condotto “una sofisticata e riuscita campagna di disinformazione” per ingannare il pubblico sul riscaldamento globale, secondo una nuova importante relazione dell’Union of Concerned Scientists (UCS, sito web) con base negli Stati Uniti.

La relazione, che fa da eco a simili accuse fatte a settembre (settembre 2006, ndt) dalla britannica Royal Society, ha scoperto che la più grande compagnia pubblica del mondo ha versato quasi 16 milioni di dollari tra il 1998 ed il 2005 ad una rete di 43 gruppi di pressione che hanno messo in dubbio il sempre più solido consenso che le emissioni di gas serra contribuiscano al riscaldamento globale.

Tra i più importanti destinatari vi erano l’American Enterprise Institute (AEI – sito web), a cui la Exxon-Mobil ha versato più di 1,6 milioni di dollari; il George C. Marshall Institute (630000 dollari); e il Competitive Enterprise Institute (CEI) che ha ricevuto più di due milioni di dollari, più di ogni altro beneficiario.

I 43 gruppi, con direttori, consiglieri e staff che spesso erano gli stessi, secondo la relazione, hanno agito come una “camera di riverberazione” che, con l’aiuto di media di destra, come il Wall Street Journal, e di opinionisti, ha deliberatamente diffuso disinformazione sul cambiamento climatico.

La relazione di 63 pagine, “Smoke, Mirrors & Hot Air” (“Fumo, Specchi e Aria Calda”), si appella al nuovo congresso recentemente passato ai democratici per aprire una seduta su questa presunta campagna di disinformazione della compagnia, proprio come fecero i suoi predecessori smascherando le note azioni dell’industria del tabacco per bloccare la regolamentazione dei suoi prodotti da parte del governo.

“La ExxonMobil ha fabbricato incertezze sulle cause umane del riscaldamento globale proprio come le compagnie del tabacco negarono che i loro prodotti causavano cancro ai polmoni”, ha detto Alden Meyer, direttore delle strategie e politiche del UCS.

“Un investimento modesto ma efficace ha permesso ai giganti del greggio di alimentare dubbi sul riscaldamento globale per ritardare le azioni di governo proprio come hanno fatto i grandi del tabacco per oltre 40 anni”, ha aggiunto.

Addirittura, secondo la relazione, alcuni degli stessi individui coinvolti nelle azioni dell’industria del tabacco hanno contribuito alla campagna della ExxonMobil.

Steven Milloy, per esempio, la cui Advancement of Sound Science Coalition (ASSC) fu creata dal gigante del tabacco Philip Morris (oggi Altria Group, ndt) nel 1993 per sollevare dubbi circa il collegamento tra fumo passivo e cancro del polmone, è stata membra del Global Climate Science Team (GCST), che la ExxonMobil aiutò a creare nel 1998, ed ha diretto il Free Enterprise Action Institute a cui la compagnia ha versato 130000 dollari — o quasi due terzi delle spese totali del gruppo.

La nuova relazione arriva nel mezzo di segnali che indicano che sia il pubblico degli Stati Uniti che i principali media stanno diventando sempre più preoccupati del riscaldamento globale e che la vittoria democratica nelle elezioni di medio termine di novembre abbia spostato l’equilibrio del potere nel nuovo congresso in favore di quei legislatori che sostengono la legislazione per limitare o ridurre l’emissione di gas serra.

Essendo la più grande compagnia energetica del mondo, la ExxonMobil è stata a lungo bersaglio delle attività degli ambientalisti, particolarmente dal 1998 quando, in vista della ratifica da parte della maggior parte delle nazioni industriali del mondo del protocollo di Kyoto per ridurre l’emissione di gas serra, i suoi maggiori rivali, notevolmente la Shell e la BP, hanno iniziato ad abbandonare la Global Climate Coalition (GCC), un gruppo industriale che aveva condotto campagne contro il trattato.

Diversamente dalle sue controparti degli altri giganti del greggio, Lee Raymond, fino all’anno scorso CEO della compagnia, è stato apertamente contro la teoria che i carburanti prodotti da combustibili fossili fossero tra i maggiori contributori al riscaldamento globale e ha rifiutato la pressione degli azionisti di investire di più in carburanti alternativi.

Quello stesso anno, la Exxon ha partecipato ad una riunione dell’American Petroleum Institute (API, ndt) durante la quale, secondo una nota successivamente trapelata dagli atti, veniva chiesto alle compagnie di fornire “supporto logistico e morale” a coloro che dissentivano dal crescente consenso scientifico riguardo le cause umane del riscaldamento globale, “in modo da sollevare dubbi a riguardo e minare la ‘prevalente saggezza scientifica’”.

Come mostra in dettaglio il nuovo studio, quello è precisamente ciò che ha fatto la ExxonMobil nei successivi sette anni attraverso la sponsorizzazione dei 43 gruppi che non solo condividevano le commissioni e i consiglieri, ma che inoltre citavano i lavori l’un dell’altro in modo da ottenere un effetto da “camera di riverberazione”.

Un esempio citato dalla relazione è quello di Sallie Baliunas, astrofisica con base all’Hoover Institution dell’Università di Stanford, che ha ricevuto quasi 300000 dollari dalla ExxonMobil dal 1998. Specialista di macchie solari, affiliata anche con almeno altri otto gruppi finanziati dalla ExxonMobil, è meglio conosciuta per essere stata la coautrice di un saggio del 2003 che ipotizzava che le temperature nell’ultimo millennio non sono variate significativamente.

Quell’articolo “è stato controbattuto da non meno di 13 fra gli scienziati le cui ricerche erano state prese in considerazione. Essi l’hanno tutti accusata di aver travisato il loro lavoro”, secondo l’autore della relazione Seth Shulman, che ha notato anche che i risultati del saggio ricompaiono ancora oggi, di tanto in tanto, nei materiali pubblicati da altri beneficiari della ExxonMobil.

“Questi gruppi promuovono notizie infondate che travisano le scoperte scientifiche di ricerche peer-reviewed (cioè con revisione paritaria, ndt) o scelgono accuratamente fatti nel tentativo di ingannare i media e il pubblico per indurli a credere che esiste un acceso dibattito nella comunità scientifica riguardo il riscaldamento globale, quando in realtà non c’è.” ha aggiunto Meyer.

Come il Free Enterprise Institute di Mulloy, alcuni dei gruppi, come l’Hearland Institute, l’Annapolis Centre for Science-Based Public Policy e il Centre for the Defence of Free Enterprise, sono piccole organizzazioni per le quali la ExxonMobil fornisce una porzione sostanziale — dal 20 al 60 per cento — del loro intero budget.

A settembre in una lettera inviata alla compagnia, la Royal Society, il più prestigioso gruppo scientifico della Gran Bretagna, si è appellata alla ExxonMobil perché la smettesse di finanziare questi gruppi e di disseminare i suoi materiali “inaccurati ed ingannevoli” riguardo il cambiamento climatico. Un portavoce della Royal Society ha affermato che in una riunione tenutasi a luglio la compagnia aveva promesso di smettere di finanziare quei gruppi.

Non sono nemmeno solo l’UCS, la Royal Society ed i gruppi ambientalisti a chiedere alla compagnia di fermare il suo supporto finanziario.

In una lettera di ottobre che paragonava esplicitamente le tattiche della ExxonMobil a quelle dell’industria del tabacco, il senatore democratico Jay Rockefeller e la senatrice repubblicana Olympia Snowe esortavano il nuovo CEO della compagnia, Rex Tillerson, a “fermare il suo pericoloso appoggio a coloro che negano il riscaldamento globale” ed a “ripudiare la sua campagna di negazione del cambiamento climatico e rendere pubblica la storia del suo appoggio finanziario”.

La lettera è stata aspramente criticata sulle pagine editoriali del Wall Street Journal, vicino alleato dell’AEI, e indicata come un tentativo di soffocare il dibattito scientifico.

In una dichiarazione fatta mercoledì, il portavoce della compagnia David Gardner ha accusato la relazione dell’UCS di essere “un ennesimo tentativo di infangare il nostro nome e… di collegare fatti non collegati, trarre conclusioni inaccurate ed ingannare l’audience con una fiction sulla vera posizione della ExxonMobil”.

“Ciò che oggi è chiaro è che le emissioni di gas serra sono uno dei fattori che contribuiscono al cambiamento climatico e che l’uso di combustibili fossili è una delle fonti principali di queste emissioni”, ha detto in una lunga dichiarazione in cui ha anche puntualizzato che la maggior parte delle organizzazioni finanziate dalla ExxonMobil “sono indipendenti dai loro sponsor” e che “il nostro appoggio finanziario non connota alcun notevole controllo né responsabilità sulle raccomandazioni di comportamento o sulle analisi che essi producono”.

Contemporaneamente, il CEI, il maggior beneficiario della compagnia per i problemi legati al clima, ha accusato la relazione di essere “per lo più immondizia” e l’UCS ed altri gruppi ambientalisti di “tentare di zittire chiunque non sia d’accordo con loro”.

Fonte IPS

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