Archive for the ‘Medio Oriente’ Category

Resoconto delle stragi della guerra in Iraq. Lunedì sanguinoso: 111 iracheni uccisi, 215 feriti

martedì 23 gennaio 2007

Fonte AntiWar
Compilato da Margaret Griffis

Nelle violenze di oggi, un attacco bomba coordinato ha ucciso dozzine di persone e ne ha ferite oltre 160 in un mercato di Baghdad. In totale, 111 iracheni sono stati uccisi e 215 feriti in tutto il paese. Inoltre, ora si crede che il fatale schianto del Black Hawk sia stato causato da un missile nemico.

La CNN riporta che gli ufficiali dell’esercito degli Stati Uniti ora credono che sia stato un missile da spalla ad abbattere l’elicottero Black Hawk. L’incidente, che ha ucciso 12 americani, è ancora sotto investigazione. Inoltre, circa 30 iracheni si sono finti soldati americani per guadagnare facile accesso agli edifici governativi a Karbala sabato. L’attacco ha lasciato cinque soldati americani morti. Sabato, con 25 americani morti, è stato il terzo giorno più sanguinoso per le truppe americane dall’inizio della guerra.

A Baghdad, due autobomba, una parcheggiata e l’altra guidata da un kamikaze, sono esplose quasi simultaneamente in un mercato sciita vicino Tayaran Square; almeno 88 persone sono state uccise e 160 ferite.

Da altre parti nella capitale, un’insegnante è stata freddata e la conducente dell’auto dove viaggiavano ferita nell’area di Khandra. Inoltre, il colonnello della polizia irachena Amer Fadhil Abba e Sheikh Riyadh Hassan Jassim, leader della gruppo Al-Okailat, sono stati uccisi con armi da fuoco in incidenti separati in una zona più ad ovest del quartiere.

A Khalis, almeno 14 persone sono state uccise e 40 ferite quando delle bombe sono state fatte detonare in una importante area di mercato.

Una bomba piazzata sulla strada ha ucciso tre poliziotti e ferite nove persone a Tal Afar.

A Mossul, un poliziotto è stato ferito in un’esplosione. La polizia ha riferito che una donna è stata uccisa e quattro persone ferite nell’esplosione di una bomba ieri; anche due soldati che sono accorsi sulla scena sono rimasti uccisi.

Un ufficiale di governo locale di Baquba, Khaled al-Sanjari, è stato rapito.

Due colpi di mortaio sono caduti su di una base dell’esercito iracheno a Falluja, ma nessun ferito è stato riportato.

Un’autobomba è esplosa a Kirkuk senza provocare feriti.

Nella provincia di Diyala le operazioni contro i gruppi militanti continuano. L’esercito americano riporta che 93 sospetti ribelli sono stati uccisi e 57 incarcerati negli ultimi 10 giorni.

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Resoconto Iraq. Fine settimana sanguinoso: 30 soldati americani, 1 soldato inglese, 119 iracheni uccisi

lunedì 22 gennaio 2007

Fonte AntiWar
Compilato da Margaret Griffis

Almeno altri nove ufficiali americani sono stati uccisi in eventi separati che sono occorsi Sabato. Questo porta il totale delle vittime americane di questo fine settimana a 30. Intanto, 38 iracheni sono stati uccisi o trovati morti e 26 sono stati feriti in violenti attacchi oggi. Il totale per il fine settimana è di 119 morti iracheni e 59 feriti. Un soldato inglese è stato ucciso vicino Bassora e altri quattro sono stati feriti. Inoltre l’Esercito del Mahdi di Muqtada al Sadr ha annunciato che riaprirà i dialoghi con il parlamento iracheno.

Autorità dell’esercito americano hanno riferito di nove nuovi morti di sabato. Quattro soldati americani ed un Marine sono stati uccisi nella provincia di Anbar. Un soldato americano è stato ucciso e altri tre feriti nell’esplosione di una bomba piazzata sulla strada nel nord-est di Baghdad, sempre di sabato. La polizia irachena ha riferito della scoperte di tre soldati americani morti a Mahaweel. Si crede che siano stati rapiti e uccisi in congiunzione con un attacco a Karbala, che ha ucciso altri cinque soldati ieri. Questo porta il totale della giornata a 28 morti americani e rende sabato il secondo giorno più sanguinoso per le truppe statunitensi dall’invasione dell’Iraq. Diciannove dei morti americani erano già stati segnalati ieri. Altri due americani sono stati uccisi venerdì.

Nel frattempo, un soldato britannico è stato ucciso e altri quattro feriti quando si sono avvicinati ad una bomba piazzata sulla strada al nord di Bassora.

Il leader del braccio politico della milizia sciita (l’Esercito del Mahdi) Moqtada al Sadr ha annunciato che terminerà il suo boicottaggio del parlamento iracheno. Il boicottaggio è stato portato avanti come segno di protesta nei confronti di un incontro fra il presidente americano George Bush e il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki e per fare pressione affinché venga fatto un piano per il ritiro delle truppe statunitensi.

La polizia irachena assieme alle forze statunitensi ha ucciso tre membri della milizia durante uno scontro a Ramadi. L’esercito iracheno ha riportato di aver ucciso nove militanti sospetti e di averne arrestati altri 85 in tutto l’Iraq. Inoltre, tre iraniani sono stati incarcerati dalla polizia irachena a Mossul.

A Baghdad, sei persone sono state uccise e 16 ferite nell’esplosione di una bomba su di un minibus che attraversava il distretto di Karrada. Un’altra autobomba ha ucciso una persone e ne ha ferite cinque vicino la Beirut Square nella zona più ad est di Baghdad e vicino l’ambasciata francese sette persone sono rimaste uccise in un paio di esplosioni.

Uomini armati hanno ucciso il vicecapo di una municipalità a Dibis. In un incidente separato, è stato attaccato un campo petrolifero; nessun ferito è stato riportato ma le guardie della sicurezza non erano armate ed è stato dato fuoco ad un pozzo di petrolio.

Un’autobomba suicida ha ucciso una donna e ferito altre cinque persone a Mossul.

Ad Abbasi, un capitano dell’esercito è stato ucciso e suo fratello rapito.

Un impiegato del Sunni Endowment e sei suoi amici sono stati rapiti e poi uccisi a Madaen.

Durante una sparatoria in corsa a Falluja, due poliziotti sono stati uccisi.

Bush rifiutò un’offerta di pace dall’Iran

domenica 21 gennaio 2007

Fonte BBC/UnderNews

BBC – L’Iran offrì un pacchetto di concessioni agli Stati Uniti nel 2003 ma fu rifiutato, ha detto un ex ufficiale statunitense di esperienza a Newsnight, programma della BBC. Teheran proponeva di fermare il proprio supporto ai gruppi militanti libanesi e palestinesi e di aiutare a stabilizzare l’Iraq dopo l’invasione guidata dagli Stati Uniti. Le offerte, incluso il rendere più trasparente il proprio programma nucleare, erano poste in condizione della fine delle ostilità da parte degli Stati Uniti. Ma l’ufficio del vice presidente Dick Cheney ha rifiutato il piano, ha detto l’ufficiale.

Le offerte arrivarono in una lettera, mostrata a Newsnight. La lettera non era firmata ma il dipartimento di stato degli Stati Uniti credeva fosse stata approvata dalle maggiori autorità.

In cambio delle sue concessioni, Teheran chiedeva a Washington di porre fine alle ostilità, di porre fine alle sanzioni e di smantellare il gruppo ribelle iraniano Mujahedeen-e-Khalq e farne rimpatriare i membri.

Ma appena è arrivata alla Casa Bianca, il vecchio mantra di “Noi non parliamo con i cattivi”… si è riaffermato.

Le risorse petrolifere irachene svendute alle multinazionali del greggio?

domenica 21 gennaio 2007

In una conferenza stampa con Nancy Pelosi e il leader della maggioranza al senato Harry Reid presso il National Press Club, questa mattina (19 gennaio 2007) è stata sollevata la questione della legge irachena sul greggio ancora in sospeso. In una domanda, Sam Husseini dell’Institute for Public Accuracy ha citato un articolo pubblicato il 16 gennaio dal giornale inglese The Guardian dell’accademico iracheno e libero docente di economica del Medio Oriente all’Università di Exeter, Kamil Mahdi.

L’articolo segue.

Gli iracheni non accetteranno mai questa svendita alle multinazionali del greggio
Il governo iracheno controllato dagli Stati Uniti si sta preparando a togliere la più preziosa risorsa del paese dal controllo nazionale
di Kamil Mahdi

Oggi l’Iraq rimane occupata e l’abisso che separa quelli che affermano di comandare e quelli che sono comandati è riempito di sangue. Il governo è grato alle forze occupanti che sono responsabili di una catastrofe umanitaria e di un impasse politico. Mentre i cittadini indifesi vengono uccisi a volontà, il governo porta avanti il suo business per la protezione dei propri affari, raccogliendo i profitti del greggio, dispensando favori, giustificando l’occupazione e presiedendo alla sicurezza franante, al benessere economico, ai servizi essenziali e alla pubblica amministrazione. Soprattutto, il potere della legge è tutto fuorché scomparso, sostituito da demarcazioni settarie sotto una facciata parlamentare. Il settarismo promosso dall’occupazione sta distruggendo la società civile, le comunità locali e le istituzioni pubbliche e sta mettendo il popolo alla mercé di leader comunali autodesignati, senza alcuna protezione legale.

Il governo iracheno non sta riuscendo a portare a termine adeguatamente i propri doveri e le proprie responsabilità. Sembra perciò inconsistente che il governo, con l’aiuto di USAid, della Banca Mondiale e delle Nazioni Uniti, stia portando a termine un’ampia legge sul greggio da promulgare in prossimità di una scadenza del Fondo Monetario Internazionale posta per la fine dell’anno scorso. Ancora una volta, una tabella di marcia imposta dall’esterno ha la precedenza sugli interessi dell’Iraq. Prima di imbarcarsi in misure controverse come con questa legge, che favorisce le aziende petrolifere straniere, il parlamento e il governo iracheno devono dimostrare che sono capaci di proteggere la sovranità del paese e i diritti e gli interessi del popolo. Un governo che non sta riuscendo a proteggere le vite dei suoi cittadini non deve imbarcarsi in legislazioni controverse che legano le mani ai futuri leader dell’Iraq e che minacciano di buttar via le preziose risorse non rinnovabili irachene in un’orgia di rifiuti, corruzioni e furti.

Gli ufficiali del governo, incluso il deputato primo ministro Barham Salih, hanno annunciato che la bozza della legge sul greggio è pronta per essere presentata al gabinetto per l’approvazione. Salih era uno degli entusiasti dell’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti e l’amministrazione kurda guidata dai miliziani che egli rappresenta ha firmato accordi illegali sul greggio che ora egli sta cercando di legalizzare. Dato che il parlamento non si è riunito regolarmente, è probabile che la legge verrà approvata con fretta dopo un accordo negoziato sotto gli auspici dell’occupazione statunitense.

L’industria petrolifera dell’Iraq è in uno stato critico, risultato dalle sanzioni, dalla guerre e dall’occupazione. Il governo, attraverso l’ispettore generale del ministero del greggio, ha pubblicato rapporti schiaccianti sulla corruzione di larga scala e i furti nel settore del greggio. Molti ufficiali tecnici competenti sono stati messi al sacco o degradati e l’organizzazione statale del mercato del greggio ha cambiato molti direttori. I ministeri e le organizzazioni pubbliche si comportano sempre più spesso come gruppi feudali e le prospettive private, settarie ed etniche prevalgono sulla prospettiva nazionale. Questo stato di cose ha effetti negativi su tutti tranne che su coloro che sono corrotti e senza scrupoli e sulle voraci multinazionali del greggio estere. La versione ufficiale della bozza di legge non è stata pubblicata, ma non c’è dubbio che sarà progettata per dare la maggior parte delle risorse petrolifere alle multinazionali straniere con accordi di esplorazione a lungo termine e di produzione condivisa.

La legge sul greggio aprirà verosimilmente le porte a queste multinazionali, proprio in un momento in cui la capacità dell’Iraq di regolare e controllare queste attività è altamente circoscritta. Metterebbe perciò la responsabilità di proteggere il vitale interesse nazionale del paese sulle spalle di pochi vulnerabili tecnocratici, in un ambiente in cui il sangue e il greggio scorrono insieme abbondantemente. Il senso comune, la giustizia e l’interesse nazionale dell’Iraq suggeriscono che non deve essere permessa l’approvazione di questa bozza di legge in un periodo così critico e che contratti a lungo termine di 10, 15 o 20 anni non devono essere firmati prima che la pace e la stabilità non ritornino e prima che gli iracheni possano essere sicuri che i loro interessi vengono tutelati.

Questa legge è stata discussa a porte chiuse per buona parte dello scorso anno. Bozze segrete sono state viste e commentate dal governo degli Stati Uniti ma non sono state rilasciate al pubblico iracheno e nemmeno a tutti i membri del parlamento. Se la legge viene appoggiata nonostante queste circostanze, il processo politico sarà screditato ancora più di quanto già lo sia. La discussione di un fronte moderato che abbraccia più sette sembra progettata apposta per facilitare il passaggio della legge e la svendita alle multinazionali del greggio.

Gli Stati Uniti, l’FMI e i loro alleati stanno usando la paura (vedi anche l’appello alla paura come tecnica propagandistica, ndt) per portare avanti il loro progetto di privatizzare e svendere le risorse petrolifere irachene. L’effetto di questa legge sarà quello di marginalizzare l’industria petrolifera dell’Iraq e di erodere le misure di nazionalizzazione intraprese tra il 1972 e il 1975. È disegnata per essere un rovesciamento della Legge Numero 80 del Dicembre 1961 che si riprendeva la maggior parte del greggio dell’Iraq da un cartello straniero. L’Iraq ha pagato cara questa coraggiosa mossa: l’allora primo ministro, generale Qasim, fu assassinato 13 mesi dopo, in un colpo diretto dai Ba’athisti, che fu appoggiato da molti di quelli che sono parte dell’attuale alleanza governante, Stati Uniti compresi. Ciò nonostante, la politica nazionale sul greggio non venne invertita e il suo cambiamento sotto l’occupazione degli Stati Uniti non verrà mai accettata dagli iracheni.

Guardian Unlimited © Guardian News and Media Limited 2007

Resoconto Iraq. Sabato: 35 iracheni, 3 soldati americani uccisi; 29 iracheni, 3 soldati americani feriti; elicottero americano precipita uccidendo 13 persone

domenica 21 gennaio 2007

Fonte AntiWar
Compilato da Margaret Griffis

Autorità militari americane hanno riportato che un elicottero americano è precipitato, uccidendo 13 persone a Tal Afar. L’esercito statunitense ha anche riferito che tre soldati americani sono stati uccisi in incidenti separati; altri tre soldati sono stati feriti. Inoltre 35 iracheni sono stati uccisi o trovati morti oggi e altri 29 sono stati feriti in diversi incidenti attraverso l’Iraq.

L’esplosione di una bomba piazzata sulla strada ha ucciso un soldato americano e ne ha ferito un secondo nel nord di Baghdad. Ieri, un Marine è morto a causa delle ferite subite durante un combattimento col nemico nella provincia di Anbar. Un soldato americano è stato ucciso e altri due feriti nella provincia di Ninewah quando una bomba piazzata sulla strada è esplosa venerdì. Inoltre, un ufficiale dell’esercito americano è stato ferito in un’esplosione a Mossul.

Nessun danno è stato riportato quando un veicolo statunitense è stato danneggiato da una bomba a Deloiyah. Inoltre, è stato riferito che colpi di mortaio sono caduti sulle basi di Baghdad e Haditha, ma le notizie non sono state confermate dagli ufficiali statunitensi. A Baghdad, truppe irachene appoggiate da elicotteri statunitensi hanno ucciso 15 membri sospetti delle Brigate Omar.

Un’esplosione ha danneggiato un veicolo brittannico a Bassora, ma non è stato riportato nessun altro danno.

A Baghdad, la polizia ha detto che colpi di mortaio hanno ucciso quattro persone e ferite altre sei quando hanno colpito il quartiere di Suleigh; notizie non confermate parlano di un maggior numero di feriti. Una persona è stata uccisa e nove ferite durante un attacco con un mortaio nei dintorni di Raghiba Khatoun. Nel distretto di Yarmouk, uomini armati hanno sparato ad un impiegato di una compagnia telefonica uccidendolo; altre due persone che viaggiavano in auto con lui sono state ferite.

Tre ufficiali della polizia sono stati uccisi e due feriti quando degli uomini armati hanno attaccato un posto di blocco nel sud di Baghdad.

A Mossul, un’esplosione vicino il suo ufficio uccide il colonnello dell’esercito iracheno Nizar Al-Atroshi; sono rimasti feriti nell’esplosione un ufficiale americano, un traduttore e un appaltatore iracheni. Inoltre, un ingegnere è stato ucciso in un incidente separato; lavorava per la TV statale Ninewa.

Uomini armati hanno fatto incursione in una casa a Madaen uccidendo tre persone, incluse due donne. Inoltre, due corpi senza vita sono stati ritrovati.

Uomini armati hanno ucciso un giudice e suo fratello ventenne a Khalis.

Cinque poliziotti sono stati feriti a Kirkuk.

Un cadavere è stato ritrovato a Iskandariya; la vittima era stata sparata in testa. Una persona è stata freddata in un incidente separato.

Una bomba piazzata in una strada a Daquq ha ferito due civili.

Resoconto Iraq. Venerdì: 37 iracheni, 1 soldato americano uccisi; 22 iracheni, 3 soldati americani, 6 inglesi feriti

sabato 20 gennaio 2007

Fonte AntiWar
Compilato da Margaret Griffis

Il segretario della difesa degli Stati Uniti d’America Robert Gates ha effettuato il già annunciato viaggio nel sud dell’Iraq oggi per incontrare i leader della Coalizione. Prima della visita, nella capitale un soldato americano è stato ucciso e tre feriti; sei soldati britannici a Bassora sono stati feriti in un incidente separato. Inoltre, oggi 37 iracheni sono stati uccisi e 22 feriti in violenti attacchi.

L’esercito statunitense ha riferito che una bomba piazzata sulla strada ha ucciso un soldato americano e ne ha feriti altri tre nella sezione nord-ovest di Baghdad. Forze combinate irachene e statunitensi hanno arrestato Abdul-Hadi al-Darraji, un importante seguace di Moqtada al Sadr. A Kut, truppe irachene appoggiate da forze statunitensi hanno arrestato due membri del consiglio provinciale di Wasit per un sospettato contrabbando di armi. Inoltre, le forze della Coalizione hanno soccorso 29 persone dopo un conflitto a Baquba.

Gli attacchi missilistici sulle istallazioni militari britanniche a Bassora sono continuati. Sei soldati inglesi sono stati feriti, uno gravemente, durante l’attacco della scorsa notte.

A Baghdad sono stati ritrovati 17 corpi senza vita. Una moschea nel quartiere di Doura è stata gravemente danneggiata in un’esplosione; due agenti di sicurezza sono morti ed un altro è rimasto ferito gravemente nell’incidente. Una bomba piazzata sulla strada ha ucciso un vigile urbano e ne ha ferito un secondo nel distretto di Karada. Vicino Haifa Street è caduto un colpo di mortaio uccidendo due civili e ferendone altri tre. Un altro colpo di mortaio è caduto vicino Bayaa ferendo una persona. Una donna è stata uccisa e altre tre persone ferite da un colpo di mortaio nell’area Sharaa. Uomini armati hanno ucciso una persona e ferite altre due nel sud-ovest di Baghdad. Inoltre, un ufficiale capo del turismo è stato assassinato fuori casa sua nel distretto di Ghazaliya e un camionista che portava provviste alle forze statunitesi è stato rapito nel nord di Baghdad.

Una famiglia che fuggiva da Baghdad è stata fermata ad un posto di blocco, dove un membro della famiglia, di nome Omar veniva accusato di avere documenti falsi. Nonostante questo alla famiglia è stato permesso di continuare, ma la macchina è stata poi fermata da uomini armati in un’auto civile. Hanno chiesto di Omar e dopo lo hanno ucciso. Suo fratello è stato pugnalato nell’incidente. La famiglia si è dopo diretta all’ospedale di Tikrit.

Tre poliziotti iracheni sono stati uccisi ed uno ferito a Iskandariya.

A Falluja, uomini armati hanno ucciso due ex poliziotti ed un cecchino ha ucciso un soldato iracheno.

Uomini armati hanno ucciso un predicatore sunnita nella sua casa a Kirkuk. Nessun danno è stato riportato in un attacco tramite una bomba contro il convoglio di un ufficiale dell’esercito iracheno.

Vicino Irbil, un combattente del Peshmerga del Kurdistan è stato ucciso e altri due feriti in una inspiegata esplosione.

Un missile Katyusha ha colpito una casa in un villaggio vicino Muqdadiyah; cinque membri di una famiglia sono rimasti feriti nell’attacco.

A Hilla, uomini armati hanno sparato contro un minibus, ferendo due persone. Inoltre, un macellaio è morto quando il suo negozio è stato fatto esplodere.

A Ramadi, il corpo senza vita di un vigile urbano che era stato rapito è staro ritrovato.

Un farmacista, Safaa Farhan, è stato ucciso a Baji.

Iran: pensando l’impensabile

venerdì 19 gennaio 2007

Fonte FPIF/AntiWar
di Conn Hallinan, Foreign Policy in Focus

Israele, supportata dall’amministrazione Bush, si sta preparando a lanciare una guerra atomica contro l’Iran? Il 7 gennaio, il Sunday Times di Londra ha affermato che il governo israeliano sta pianificando di attaccare i centri per l’arricchimento dell’uranio iraniani con armi nucleari tattiche. Mentre il governo israeliano ha negato la storia, le recenti dichiarazioni da parte di importanti ufficiali e figure militari israeliane, assieme alle recenti minacce della Casa Bianca contro l’Iran e la Siria e il trasferimento di comandanti americani nel Medio Oriente, suggeriscono che la possibilità è reale.

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert definisce l’Iran una “minaccia esistenziale”, e il deputato ministro della difesa Ephraim Sneh recentemente ha detto, “Si sta avvicinando il tempo in cui Israele e la comunità internazionale dovranno decidere se adottare azioni militari contro l’Iran”. Un ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF, Israel Defense Force) ha detto al Jerusalem Post che “solo un attacco militare da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati fermeranno l’Iran dall’ottenere le armi nucleari”.

Il brigadier generale Oded Tira, ex comandante delle unità dell’artiglieria dell’IDF, non solo incoraggia un attacco contro l’Iran, ma dato che “il presidente Bush non ha il potere politico per attaccare l’Iran”, Israele ed i paesi che lo appoggiano “devono fare pressione sul partito democratico e gli editori dei giornali statunitensi” per spianare la strada ad un simile attacco. Tira dice che se gli americani non agiscono, “lo faremo noi”.

Secondo il Times, l’attacco userà una combinazione di bombe a guida laser convenzionali e “bunker buster” nucleari tattici da un chilotone. Gli obiettivi sarebbero le centrifughe a Natanz, un impianto di conversione dell’uranio vicino Isfahan e il reattore di acqua pesante ad Arak.

Una fonte ha detto al Times, “Appena sarà dato il via libera, sarà una missione e un attacco e il progetto nucleare iraniano sarà demolito”.

Un bluff?

Un bluff per spaventare gli iraniani? Può darsi, ma una serie di articoli pubblicati nell’ultimo mese indicano che l’amministrazione Bush sta anche cercando di allargare il conflitto in Medio Oriente e che il tempo concesso all’Iran starebbe per finire.

Nel suo discorso del 10 gennaio in cui annunciava l’aumento delle forze in Iraq, il presidente ha accusato l’Iran e la Siria di aiutare i “terroristi” e ha avvertito: “troveremo e distruggeremo le reti” che stanno addestrando e armando “i nostri nemici in Iraq”. Secondo il New York Times, il presidente ha ordinato molti raid contro diplomatici e consiglieri in Iraq, accusandoli di fornire dispositivi esplosivi avanzati improvvisati agli insorgenti iracheni.

Mentre nelle ultime elezioni c’è stato un ripudio per le politiche neoconservative di aggressivo militarismo, molti di quei neoconservatori stanno sostenendo l’aumento delle forze in Iraq. Il “new way forward” (nome del piano che aumenterà il numero di truppe in Iraq) del presidente Bush è scaturito direttamente da una pubblicazione sulle politiche da seguire di Frederick Kagan dell’American Enterprise Institute (AEI), il think tank neoconservativo che ha spinto molto per l’iniziale invasione dell’Iraq. Kagan, assieme a William Kristol, editore del neoconservatore Weekly Standard, ha realizzato il piano che invierà più di 20.000 truppe in Iraq.

Ma l’invio delle nuove truppe è solo per l’Iraq? Secondo Robert Parry (voce su wikipedia), autore di Secrecy & Privilege: Rise of the Bush Dynasty from Watergate to Iraq (Segretezza e Privilegio: l’Ascesa della Dinastia Bush da Watergate all’Iraq) ed ex giornalista dell’Associated Press e di Newsweek, “una fonte familiare con il pensiero di alto livello di Washington e Tel Aviv ha detto che un motivo non dichiarato dell’improvviso aumento di truppe da parte di Bush è di rinforzare le difese della Green Zone di Baghdad (la Zona Verde, un’area all’interno di Baghdad di 8 kilometri quadrati dalla quale l’Autorità Provvisoria della Coalizione, stabilita come governo provvisorio dopo l’invasione dell’Iraq, ha guidato il paese prima che questo avesse un nuovo governo definitivo, ndt) per eventuali rivolte da parte degli sciiti iracheni dopo l’eventuale attacco israeliano contro l’Iran.

I neoconservatori potrebbero aver benissimo architettato l’espulsione di John Negroponte, direttore della sicurezza nazionale, dato che aveva detto che l’Iran non avrebbe potuto produrre armi nucleari entro il prossimo decennio. L’affermazione aveva indignato i neoconservatori e contraddiceva direttamente le valutazioni allarmistiche dell’intelligence israeliana che prevedevano che Teheran avrebbe potuto avere testate nucleari entro meno di due anni.

Se gli Stati Uniti intendono colpire l’Iran o appoggiare un tale attacco da parte di Israele, allora hanno proprio nominato l’uomo giusto per questo lavoro. Il nuovo capo del Central Command (CENTCOM), che supervisiona il Medio Oriente, l’ammiraglio William Fallon, è l’ex capo dello United States Pacific Command e un esperto di guerra aerea. Fallon ha comandato uno stormo di bombardieri tattici A-6 in Vietnam, un gruppo da battaglia di portaerei (carrier wing) e una portaerei. Come comandante in pensione della Marina degli Stati Uniti, Jeff Huber scrive su Pen and Sword (Penna e Spada), “se qualcuno sa come dirigere un’operazione marittima e aerea contro l’Iran, questo è ‘Fox’ Fallon”.

Fallon è anche vicino ai neoconservatori e ha partecipato alla cerimonia di premiazione del 2001 del Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA – voce su wikipedia), un think tank che ha spinto fortemente per la guerra in Iraq e che al momento sta facendo pressione per attaccare l’Iran. Il vice presidente Dick Cheney e l’ex ambasciatore delle Nazioni Unite John Bolton sono entrambi ex membri del JINSA. L’organizzazione ha sponsorizzato nel 2003 una conferenza intitolata “Time to Focus on Iran – The Mother of Modern Terrorism” (“È ora di Focalizzarsi sull’Iran – La Madre del Terrorismo Moderno”).

La Casa Bianca ha anche formato in segreto una commissione chiamata Iran Syria Policy and Operations Group (ISOG) per influenzare i media statunitensi (vedi anche l’analisi sulla propaganda), fornire aiuti di copertura ai dissidenti iraniani, raccogliere informazioni e fare intelligence. Un ex ufficiale statunitense ha detto al Boston Globe che lo scopo del gruppo in Iran era il “cambiamento del regime”. L’ISOG è diretto da due neoconservatori, James F. Jeffrey e Elliott Abrams.

Abrams ha lavorato per l’ex primo ministro israeliano di destra Benjamin Netanyahu ed ha aiutato a scrivere una pubblicazione sulle politiche da adottare, dal titolo “A Clean Break” (“Una chiara rottura”), che sosteneva l’attacco alla Siria, all’Iran ed a Hezbollah imponendo unilateralmente un “insediamento” sui palestinesi. Secondo Inter Press Service, durante la guerra in Libano della scorsa estate, Abrams ha portato un messaggio dall’amministrazione Bush che incoraggiava il governo di Olmert (primo ministro israeliano, ndt) ad attaccare la Siria.

Il ruolo di Israele

Parry indica che una spiegazione per i recenti incontri fra Bush, il primo ministro britannico Tony Blair e Olmert possa essere la pianificazione unitaria su come allargare la guerra in Medio Oriente per coinvolgere l’Iran e possibilmente la Siria. Il governo di Olmert è profondamente impopolare, Blair sta per lasciare il suo ufficio questa primavera e Bush non potrebbe scendere più in basso nei sondaggi senza toccare numeri negativi. In un senso, suggerisce Parry, non c’è niente da perdere se tutti e tre “raddoppiano” la posta scommessa sulla guerra in Iraq.

Se gli israeliani decidono di andare avanti con l’attacco, inizialmente ci sarebbe poco da fare per l’Iran. Date le centinaia di testate atomiche di Israele, ogni replica al fuoco da parte di Teheran sarebbe un suicidio.

Un simile attacco sui due CVBG (gruppi da battaglia di portaerei) statunitensi attualmente dispiegati nel golfo dell’Iran sarebbe ugualmente auto-distruttivo, come lo sarebbe ogni serio tentativo di chiudere lo stretto di Hormuz, attraverso il quale si muove circa il 20 per cento del greggio mondiale. La Casa Bianca ha appena aggiunto un terzo gruppo da battaglia di portaerei.

Ma l’impatto a lungo termine di un attacco nucleare sull’Iran sarebbe potenzialmente catastrofico, e non solo perché infurierebbe gli sciiti in Iraq. Parry dice che anche i dittatori locali a cui Stati Uniti danno appoggio ne sarebbero malcontenti. Hezbollah potrebbe lanciare missili su Israele, Tel Aviv potrebbe decidere di invadere la Siria, accendendo una completa guerra regionale. È anche possibile che il presidente del Pakistan Pervez Musharraf (nonché capo di stato maggiore delle forze armate pakistane; ha preso il potere il 12 ottobre 1999 con un colpo di stato, ndt) cada, dice Parry, “dando, plausibilmente, il controllo dell’arsenale nucleare del Pakistan ai terroristi islamici”. In tale evenienza quasi certamente interverrebbe l’India, accendendo una guerra nucleare in Sud Asia. L’India e il Pakistan furono già pericolosamente vicini a questo nel 1999.

“Per alcuni esperti di politica estera statunitense”, scrive Parry, “questo potenziale disastro che scaturirebbe da un attacco aereo israeliano sull’Iran appoggiato dagli Stati Uniti è così terrificante da fargli credere in ultima analisi che Bush e Olmert non oserebbero attuare un piano simile”.

Potrebbero avere ragione ma molti democratici sono disposti ad unirsi ai repubblicani nell’attacco all’Iran. Il nuovo leader della maggioranza della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d’America Steny Hoyer ha detto al Jerusalem Post che un’Iran col nucleare non sarebbe accettata e, quando gli viene chiesto se appoggerebbe un attacco militare, risponde “non lo escludo”. Aggiungi a questo la pesante pressione da parte dell’AEI, del JINSA e dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), assieme a informazioni d’intelligence “già confezionate” che dichiarano che gli iraniani sono in procinto di produrre un’arma nucleare, e potrebbero veramente osare.