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Il cartello delle multinazionali del petrolio

martedì 23 gennaio 2007

Fonte il Giornale

L’Antitrust ha aperto un’indagine per verificare l’ipotesi dell’esistenza di un cartello sui prezzi dei carburanti da parte di nove compagnie petrolifere. Lo si legge in una nota del Garante, in cui si precisa che le società interessate sono: Eni, Esso (vedi anche disinformazione sul riscaldamento globale?), Q8, Shell, Tamoil, Total, Erg, Ip e Api.

«Le società avrebbero concordato la fissazione dei prezzi consigliati, che risultano di conseguenza aver avuto andamento parallelo, con variazione contestuale, di entità comparabile e di segno omogeneo, in violazione della normativa sulla concorrenza», si legge nella nota. […]

Con il comunicato che ufficializza l’avvio dell’istruttoria […] l’Autorità spiega che «il mercato della distribuzione dei carburanti è caratterizzato da un equilibrio non concorrenziale, con rilevanti barriere all’ingresso che occorre rimuovere».

Secondo il Garante, «i prezzi di benzina e gasolio sono stati pilotati in modo da rispondere all’evoluzione strutturale del settore (calo del consumo di benzina e aumento di quello del gasolio), trasferendo il maggior margine lordo (e il maggior stacco dalla media Ue) dalla benzina al gasolio. Il risultato è che i prezzi e margini lordi dei carburanti in rete sono in Italia più elevati che all’estero». […]

Secondo l’istruttoria dell’Autorità […] «il parallelismo dei prezzi consigliati, osservato nel tempo, viene attuato – si legge ancora nella nota – con la fissazione del prezzo da parte di Eni, che rappresenta il price-leader, al quale si adeguano i concorrenti».

In particolare, spiega il Garante, quando nell’ottobre del 2004 Eni ha iniziato a utilizzare un metodo meno legato all’andamento del costo della materia prima, i concorrenti hanno scelto di abbandonare i criteri di determinazione del prezzo seguiti sino ad allora e di «adeguarsi ai movimenti di Eni, adottando prontamente il nuovo criterio».

Non solo, «il parallelismo dei prezzi è stato inoltre garantito negli anni dallo scambio di informazioni, che avviene attraverso svariati canali», e da una «certa trasparenza dei prezzi consigliati, che favorisce la collusione» a sua volta «generata dallo stesso operato del Ministero dello Sviluppo Economico, che pubblica i prezzi consigliati-base delle singole società petrolifere sul proprio sito internet, sulla base dei criteri definiti dalla Cabina di Monitoraggio del mercato petrolifero operante presso il Ministero stesso», il cui funzionamento è stato oggetto di una recente segnalazione dell’Antitrust.

Infine, «le imprese ricorrono anche all’annuncio dei propri prezzi consigliati-base alla stampa attraverso comunicati. Forniscono inoltre ad almeno una rivista specializzata dettagliate informazioni sui propri differenziali integrativi, cioè su una componente del prezzo consigliato che non risulta esser in alcun modo reperibile sul sito del Ministero o presso altre fonti pubbliche. Le parti – conclude il comunicato – sono così in grado di conoscere tutte le componenti del prezzo consigliato, monitorando efficacemente il reciproco comportamento».

Vedi anche il petrolio iracheno alle multinazionali petrolifere?

Le risorse petrolifere irachene svendute alle multinazionali del greggio?

domenica 21 gennaio 2007

In una conferenza stampa con Nancy Pelosi e il leader della maggioranza al senato Harry Reid presso il National Press Club, questa mattina (19 gennaio 2007) è stata sollevata la questione della legge irachena sul greggio ancora in sospeso. In una domanda, Sam Husseini dell’Institute for Public Accuracy ha citato un articolo pubblicato il 16 gennaio dal giornale inglese The Guardian dell’accademico iracheno e libero docente di economica del Medio Oriente all’Università di Exeter, Kamil Mahdi.

L’articolo segue.

Gli iracheni non accetteranno mai questa svendita alle multinazionali del greggio
Il governo iracheno controllato dagli Stati Uniti si sta preparando a togliere la più preziosa risorsa del paese dal controllo nazionale
di Kamil Mahdi

Oggi l’Iraq rimane occupata e l’abisso che separa quelli che affermano di comandare e quelli che sono comandati è riempito di sangue. Il governo è grato alle forze occupanti che sono responsabili di una catastrofe umanitaria e di un impasse politico. Mentre i cittadini indifesi vengono uccisi a volontà, il governo porta avanti il suo business per la protezione dei propri affari, raccogliendo i profitti del greggio, dispensando favori, giustificando l’occupazione e presiedendo alla sicurezza franante, al benessere economico, ai servizi essenziali e alla pubblica amministrazione. Soprattutto, il potere della legge è tutto fuorché scomparso, sostituito da demarcazioni settarie sotto una facciata parlamentare. Il settarismo promosso dall’occupazione sta distruggendo la società civile, le comunità locali e le istituzioni pubbliche e sta mettendo il popolo alla mercé di leader comunali autodesignati, senza alcuna protezione legale.

Il governo iracheno non sta riuscendo a portare a termine adeguatamente i propri doveri e le proprie responsabilità. Sembra perciò inconsistente che il governo, con l’aiuto di USAid, della Banca Mondiale e delle Nazioni Uniti, stia portando a termine un’ampia legge sul greggio da promulgare in prossimità di una scadenza del Fondo Monetario Internazionale posta per la fine dell’anno scorso. Ancora una volta, una tabella di marcia imposta dall’esterno ha la precedenza sugli interessi dell’Iraq. Prima di imbarcarsi in misure controverse come con questa legge, che favorisce le aziende petrolifere straniere, il parlamento e il governo iracheno devono dimostrare che sono capaci di proteggere la sovranità del paese e i diritti e gli interessi del popolo. Un governo che non sta riuscendo a proteggere le vite dei suoi cittadini non deve imbarcarsi in legislazioni controverse che legano le mani ai futuri leader dell’Iraq e che minacciano di buttar via le preziose risorse non rinnovabili irachene in un’orgia di rifiuti, corruzioni e furti.

Gli ufficiali del governo, incluso il deputato primo ministro Barham Salih, hanno annunciato che la bozza della legge sul greggio è pronta per essere presentata al gabinetto per l’approvazione. Salih era uno degli entusiasti dell’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti e l’amministrazione kurda guidata dai miliziani che egli rappresenta ha firmato accordi illegali sul greggio che ora egli sta cercando di legalizzare. Dato che il parlamento non si è riunito regolarmente, è probabile che la legge verrà approvata con fretta dopo un accordo negoziato sotto gli auspici dell’occupazione statunitense.

L’industria petrolifera dell’Iraq è in uno stato critico, risultato dalle sanzioni, dalla guerre e dall’occupazione. Il governo, attraverso l’ispettore generale del ministero del greggio, ha pubblicato rapporti schiaccianti sulla corruzione di larga scala e i furti nel settore del greggio. Molti ufficiali tecnici competenti sono stati messi al sacco o degradati e l’organizzazione statale del mercato del greggio ha cambiato molti direttori. I ministeri e le organizzazioni pubbliche si comportano sempre più spesso come gruppi feudali e le prospettive private, settarie ed etniche prevalgono sulla prospettiva nazionale. Questo stato di cose ha effetti negativi su tutti tranne che su coloro che sono corrotti e senza scrupoli e sulle voraci multinazionali del greggio estere. La versione ufficiale della bozza di legge non è stata pubblicata, ma non c’è dubbio che sarà progettata per dare la maggior parte delle risorse petrolifere alle multinazionali straniere con accordi di esplorazione a lungo termine e di produzione condivisa.

La legge sul greggio aprirà verosimilmente le porte a queste multinazionali, proprio in un momento in cui la capacità dell’Iraq di regolare e controllare queste attività è altamente circoscritta. Metterebbe perciò la responsabilità di proteggere il vitale interesse nazionale del paese sulle spalle di pochi vulnerabili tecnocratici, in un ambiente in cui il sangue e il greggio scorrono insieme abbondantemente. Il senso comune, la giustizia e l’interesse nazionale dell’Iraq suggeriscono che non deve essere permessa l’approvazione di questa bozza di legge in un periodo così critico e che contratti a lungo termine di 10, 15 o 20 anni non devono essere firmati prima che la pace e la stabilità non ritornino e prima che gli iracheni possano essere sicuri che i loro interessi vengono tutelati.

Questa legge è stata discussa a porte chiuse per buona parte dello scorso anno. Bozze segrete sono state viste e commentate dal governo degli Stati Uniti ma non sono state rilasciate al pubblico iracheno e nemmeno a tutti i membri del parlamento. Se la legge viene appoggiata nonostante queste circostanze, il processo politico sarà screditato ancora più di quanto già lo sia. La discussione di un fronte moderato che abbraccia più sette sembra progettata apposta per facilitare il passaggio della legge e la svendita alle multinazionali del greggio.

Gli Stati Uniti, l’FMI e i loro alleati stanno usando la paura (vedi anche l’appello alla paura come tecnica propagandistica, ndt) per portare avanti il loro progetto di privatizzare e svendere le risorse petrolifere irachene. L’effetto di questa legge sarà quello di marginalizzare l’industria petrolifera dell’Iraq e di erodere le misure di nazionalizzazione intraprese tra il 1972 e il 1975. È disegnata per essere un rovesciamento della Legge Numero 80 del Dicembre 1961 che si riprendeva la maggior parte del greggio dell’Iraq da un cartello straniero. L’Iraq ha pagato cara questa coraggiosa mossa: l’allora primo ministro, generale Qasim, fu assassinato 13 mesi dopo, in un colpo diretto dai Ba’athisti, che fu appoggiato da molti di quelli che sono parte dell’attuale alleanza governante, Stati Uniti compresi. Ciò nonostante, la politica nazionale sul greggio non venne invertita e il suo cambiamento sotto l’occupazione degli Stati Uniti non verrà mai accettata dagli iracheni.

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