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Riscaldamento Globale: il Verdetto Finale

lunedì 22 gennaio 2007

Fonte The Guardian/Common Dreams

Il riscaldamento globale è destinato ad avere un impatto ben più distruttivo e anticipato di quanto precedentemente stimato: questo ciò di cui metterà in guardia la settimana prossima il più autorevole rapporto mai prodotto sul cambiamento climatico.

Una copia della bozza del Quarto Rapporto di Valutazione del Pannello Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), ottenuta dal The Observer, mostra come la frequenza di tempeste devastanti, come quelle che hanno colpito la Gran Bretagna la settimana scorsa, aumenterà drammaticamente. I livelli del mare saliranno entro la fine del secolo di circa mezzo metro; la neve sparirà tranne che sulle montagne più alte; i deserti si estenderanno; gli oceani diverranno acidi, portando alla distruzione delle barriere coralline e degli atolli; e le devastanti ondate di calore diverranno più frequenti.

L’impatto sarà catastrofico, costringendo centinaia di milioni di persone a fuggire dalle proprie terre devastate, particolarmente dalle aree tropicali a basso livello sul mare, crendo ondate di immigranti i cui spostamenti metteranno a dura prova anche le economie dei paesi più ricchi.

‘La cosa veramente terrorizzante del rapporto del IPCC è che si tratta del lavoro di molte migliaia di esperti climatologi, ognuno dei quali ha punti di vista ampiamente differenti dagli altri riguardo problemi come il modo in cui i gas serra influenzeranno il cambiamento climatico. Qualcuno pensa che avranno degli impatti rilevanti, altri un ruolo minore. Ogni paragrafo di questo rapporto è stato quindi dibattuto e valutato intensamente. Solo i punti che erano considerati indiscutibili sono sopravvissuti a questo processo. Questo è un documento molto conservativo – ed è questo che lo rende così pauroso’, ha detto un esperto climatologo britannico.

Le preoccupazioni sul clima probabilmente dominerrano le politiche internazionali il prossimo mese. Il presidente Bush renderà la questione parte del suo Discorso sullo Stato dell’Unione di mercoledì mentre la versione finale del rapporto del IPCC sarà pubblicata il 2 febbraio in una serie di conferenze sulle questioni globali.

Sebbene si stia lavorando ancora sulla versione finale del rapporto, la bozza indica come gli scienziati abbiano oggi le idee più chiare che mai sui cambiamenti climatici futuri come per quelli avvenuti di recente. Il rapporto puntualizza che:

· 12 degli scorsi 13 anni sono stati i più caldi da quando le registrazioni sono iniziate;

· I ghiacciai, i manti di neve e il permafrost si sono ridotti in entrambi gli emisferi;

· i livelli del mare stanno crescendo ad una frequenza di quasi 2 millimetri l’anno;

· le giornate fredde, le nottate fredde e la brina sono diventate più rare, mentre i giorni caldi, le notti calde e le ondate di calore sono diventate più frequenti.

E la causa è chiara, dicono gli autori: ‘È molto probabile che siano stati gli incrementi di gas serra [prodotti dall’uomo] a causare la maggior parte degli incrementi delle temperature medie avvenuti dalla metà del ventesimo secolo’, dice il rapporto.

Fino ad oggi questi cambiamenti hanno portato le temperature globali ad aumentare di 0,6 gradi Celsius. Il risultato più probabile dei continui incrementi di gas serra sarà quello di rendere il pianeta più caldo di altri 3 gradi entro il 2100, nonostante il rapporto riconosce la possibilità che possano verificarsi aumenti anche fra i 4,5 e i 5 gradi Celsius. Lo scioglimento della calotta glaciale, gli aumenti dei livelli del mare, le inondazioni, i cicloni e le tempeste saranno una conseguenza inevitabile.

Le passate valutazioni dell’IPCC avevano indicato che questi scenari sarebbero ‘probabilmente’ avvenuti in questo secolo. L’ultimo rapporto, basato su sofisticati modelli informatici e osservazioni più dettagliate sugli assottigliamenti degli strati di neve, sugli aumenti del livello del mare e sull’espansione dei deserti, è molto più solida è convinta. Ora il pannello si riferisce ai cambiamenti come ‘estremamente probabili’ e ‘quasi certi’.

E in un commento specifico diretto agli scettici che argomentano ancora che le vere cause del cambiamento climatico sono dovute alle naturali variazioni nelle emissioni del Sole, il pannello risponde che le emissioni industriali del genere umano hanno avuto cinque volte più effetto sul clima di ogni fluttuazione nella radiazione solare. Siamo gli artefici della nostra stessa distruzione, insomma.

Ci sono delle consolazioni, comunque. Il pannello crede che la Corrente del Golfo continuerà a bagnare con le sue acque calde la Gran Bretagna per i prossimi cento anni. Alcuni ricercatori hanno detto che questo potrebbe essere interrotto dalle acque fredde che fluiscono dalle calotte glaciali della Groenlandia che si sciolgono, facendo precipitare l’Europa occidentale in una mini Era Glaciale, come raffigurato nel film The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo.

Il rapporto riflette le crescenti paure dei climatologi per l’avvicinarsi della Terra alla fase in cui gli aumenti di anidride carbonica apporteranno cambiamenti irreversibili al pianeta. ‘Stiamo osservando vaste sezioni di ghiaccio dell’Antartico sparire con una frequenza allarmante’, ha detto la settimana scorsa l’esperto climatologo Chris Rapley, in una telefonata al The Observer dalla Penisola Antartica. ‘Ciò significa che possiamo aspettarci di vedere i livelli del mare crescere di circa un metro al secolo d’ora in poi – e ciò avrà conseguenze devastanti’.

Comunque c’è ancora speranza, ha detto Peter Cox dell’Università di Exeter. ‘Siamo come degli alcolizzati che sono riusciti ad ammettere di avere un problema. È un inizio. Ora dobbiamo iniziare a smetterla di bere – il che significa ridurre le nostre emissioni di carbonio“.

Guardian Unlimited © Guardian News and Media Limited 2007

Disinformazione sul riscaldamento globale?

sabato 20 gennaio 2007

Vedi anche http://www.exxonsecrets.org/
Vedi anche Perché la maggior parte delle corporation sono inerentemente cattive
Notizia di mercoledì 3 Gennaio, 2007
di Jim Lobe
Fonte IPS

Come l’industria del tabacco che per decenni ha negato ogni collegamento tra il fumo e il cancro del polmone, la ExxonMobil (sito web) (in Italia meglio conosciuta come ESSOsito web, ndt) ha condotto “una sofisticata e riuscita campagna di disinformazione” per ingannare il pubblico sul riscaldamento globale, secondo una nuova importante relazione dell’Union of Concerned Scientists (UCS, sito web) con base negli Stati Uniti.

La relazione, che fa da eco a simili accuse fatte a settembre (settembre 2006, ndt) dalla britannica Royal Society, ha scoperto che la più grande compagnia pubblica del mondo ha versato quasi 16 milioni di dollari tra il 1998 ed il 2005 ad una rete di 43 gruppi di pressione che hanno messo in dubbio il sempre più solido consenso che le emissioni di gas serra contribuiscano al riscaldamento globale.

Tra i più importanti destinatari vi erano l’American Enterprise Institute (AEI – sito web), a cui la Exxon-Mobil ha versato più di 1,6 milioni di dollari; il George C. Marshall Institute (630000 dollari); e il Competitive Enterprise Institute (CEI) che ha ricevuto più di due milioni di dollari, più di ogni altro beneficiario.

I 43 gruppi, con direttori, consiglieri e staff che spesso erano gli stessi, secondo la relazione, hanno agito come una “camera di riverberazione” che, con l’aiuto di media di destra, come il Wall Street Journal, e di opinionisti, ha deliberatamente diffuso disinformazione sul cambiamento climatico.

La relazione di 63 pagine, “Smoke, Mirrors & Hot Air” (“Fumo, Specchi e Aria Calda”), si appella al nuovo congresso recentemente passato ai democratici per aprire una seduta su questa presunta campagna di disinformazione della compagnia, proprio come fecero i suoi predecessori smascherando le note azioni dell’industria del tabacco per bloccare la regolamentazione dei suoi prodotti da parte del governo.

“La ExxonMobil ha fabbricato incertezze sulle cause umane del riscaldamento globale proprio come le compagnie del tabacco negarono che i loro prodotti causavano cancro ai polmoni”, ha detto Alden Meyer, direttore delle strategie e politiche del UCS.

“Un investimento modesto ma efficace ha permesso ai giganti del greggio di alimentare dubbi sul riscaldamento globale per ritardare le azioni di governo proprio come hanno fatto i grandi del tabacco per oltre 40 anni”, ha aggiunto.

Addirittura, secondo la relazione, alcuni degli stessi individui coinvolti nelle azioni dell’industria del tabacco hanno contribuito alla campagna della ExxonMobil.

Steven Milloy, per esempio, la cui Advancement of Sound Science Coalition (ASSC) fu creata dal gigante del tabacco Philip Morris (oggi Altria Group, ndt) nel 1993 per sollevare dubbi circa il collegamento tra fumo passivo e cancro del polmone, è stata membra del Global Climate Science Team (GCST), che la ExxonMobil aiutò a creare nel 1998, ed ha diretto il Free Enterprise Action Institute a cui la compagnia ha versato 130000 dollari — o quasi due terzi delle spese totali del gruppo.

La nuova relazione arriva nel mezzo di segnali che indicano che sia il pubblico degli Stati Uniti che i principali media stanno diventando sempre più preoccupati del riscaldamento globale e che la vittoria democratica nelle elezioni di medio termine di novembre abbia spostato l’equilibrio del potere nel nuovo congresso in favore di quei legislatori che sostengono la legislazione per limitare o ridurre l’emissione di gas serra.

Essendo la più grande compagnia energetica del mondo, la ExxonMobil è stata a lungo bersaglio delle attività degli ambientalisti, particolarmente dal 1998 quando, in vista della ratifica da parte della maggior parte delle nazioni industriali del mondo del protocollo di Kyoto per ridurre l’emissione di gas serra, i suoi maggiori rivali, notevolmente la Shell e la BP, hanno iniziato ad abbandonare la Global Climate Coalition (GCC), un gruppo industriale che aveva condotto campagne contro il trattato.

Diversamente dalle sue controparti degli altri giganti del greggio, Lee Raymond, fino all’anno scorso CEO della compagnia, è stato apertamente contro la teoria che i carburanti prodotti da combustibili fossili fossero tra i maggiori contributori al riscaldamento globale e ha rifiutato la pressione degli azionisti di investire di più in carburanti alternativi.

Quello stesso anno, la Exxon ha partecipato ad una riunione dell’American Petroleum Institute (API, ndt) durante la quale, secondo una nota successivamente trapelata dagli atti, veniva chiesto alle compagnie di fornire “supporto logistico e morale” a coloro che dissentivano dal crescente consenso scientifico riguardo le cause umane del riscaldamento globale, “in modo da sollevare dubbi a riguardo e minare la ‘prevalente saggezza scientifica’”.

Come mostra in dettaglio il nuovo studio, quello è precisamente ciò che ha fatto la ExxonMobil nei successivi sette anni attraverso la sponsorizzazione dei 43 gruppi che non solo condividevano le commissioni e i consiglieri, ma che inoltre citavano i lavori l’un dell’altro in modo da ottenere un effetto da “camera di riverberazione”.

Un esempio citato dalla relazione è quello di Sallie Baliunas, astrofisica con base all’Hoover Institution dell’Università di Stanford, che ha ricevuto quasi 300000 dollari dalla ExxonMobil dal 1998. Specialista di macchie solari, affiliata anche con almeno altri otto gruppi finanziati dalla ExxonMobil, è meglio conosciuta per essere stata la coautrice di un saggio del 2003 che ipotizzava che le temperature nell’ultimo millennio non sono variate significativamente.

Quell’articolo “è stato controbattuto da non meno di 13 fra gli scienziati le cui ricerche erano state prese in considerazione. Essi l’hanno tutti accusata di aver travisato il loro lavoro”, secondo l’autore della relazione Seth Shulman, che ha notato anche che i risultati del saggio ricompaiono ancora oggi, di tanto in tanto, nei materiali pubblicati da altri beneficiari della ExxonMobil.

“Questi gruppi promuovono notizie infondate che travisano le scoperte scientifiche di ricerche peer-reviewed (cioè con revisione paritaria, ndt) o scelgono accuratamente fatti nel tentativo di ingannare i media e il pubblico per indurli a credere che esiste un acceso dibattito nella comunità scientifica riguardo il riscaldamento globale, quando in realtà non c’è.” ha aggiunto Meyer.

Come il Free Enterprise Institute di Mulloy, alcuni dei gruppi, come l’Hearland Institute, l’Annapolis Centre for Science-Based Public Policy e il Centre for the Defence of Free Enterprise, sono piccole organizzazioni per le quali la ExxonMobil fornisce una porzione sostanziale — dal 20 al 60 per cento — del loro intero budget.

A settembre in una lettera inviata alla compagnia, la Royal Society, il più prestigioso gruppo scientifico della Gran Bretagna, si è appellata alla ExxonMobil perché la smettesse di finanziare questi gruppi e di disseminare i suoi materiali “inaccurati ed ingannevoli” riguardo il cambiamento climatico. Un portavoce della Royal Society ha affermato che in una riunione tenutasi a luglio la compagnia aveva promesso di smettere di finanziare quei gruppi.

Non sono nemmeno solo l’UCS, la Royal Society ed i gruppi ambientalisti a chiedere alla compagnia di fermare il suo supporto finanziario.

In una lettera di ottobre che paragonava esplicitamente le tattiche della ExxonMobil a quelle dell’industria del tabacco, il senatore democratico Jay Rockefeller e la senatrice repubblicana Olympia Snowe esortavano il nuovo CEO della compagnia, Rex Tillerson, a “fermare il suo pericoloso appoggio a coloro che negano il riscaldamento globale” ed a “ripudiare la sua campagna di negazione del cambiamento climatico e rendere pubblica la storia del suo appoggio finanziario”.

La lettera è stata aspramente criticata sulle pagine editoriali del Wall Street Journal, vicino alleato dell’AEI, e indicata come un tentativo di soffocare il dibattito scientifico.

In una dichiarazione fatta mercoledì, il portavoce della compagnia David Gardner ha accusato la relazione dell’UCS di essere “un ennesimo tentativo di infangare il nostro nome e… di collegare fatti non collegati, trarre conclusioni inaccurate ed ingannare l’audience con una fiction sulla vera posizione della ExxonMobil”.

“Ciò che oggi è chiaro è che le emissioni di gas serra sono uno dei fattori che contribuiscono al cambiamento climatico e che l’uso di combustibili fossili è una delle fonti principali di queste emissioni”, ha detto in una lunga dichiarazione in cui ha anche puntualizzato che la maggior parte delle organizzazioni finanziate dalla ExxonMobil “sono indipendenti dai loro sponsor” e che “il nostro appoggio finanziario non connota alcun notevole controllo né responsabilità sulle raccomandazioni di comportamento o sulle analisi che essi producono”.

Contemporaneamente, il CEI, il maggior beneficiario della compagnia per i problemi legati al clima, ha accusato la relazione di essere “per lo più immondizia” e l’UCS ed altri gruppi ambientalisti di “tentare di zittire chiunque non sia d’accordo con loro”.

Fonte IPS