Archive for the ‘Stati Uniti’ Category

La Russia ritiene una minaccia lo scudo antimissilistico americano

martedì 23 gennaio 2007

(ANSA) – MOSCA, 22 GEN – “Un’evidente minaccia” per la Russia: così il gen. Popovkin ha definito la possibile installazione di sistemi antimissilistici USA in Europa.

“La dislocazione di una stazione radar nella Repubblica Ceca e di una postazione antimissilistica in Polonia sono una evidente minaccia per noi”, ha dichiarato il comandante delle forze spaziali russe aggiungendo che “si stenta a credere che la traiettoria dei missili nordcoreani e iraniani passi attraverso la Polonia e la Repubblica Ceca”.

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Disinformazione dall’amministrazione Bush

lunedì 22 gennaio 2007

Fonte North County Times/UnderNews

DANIEL YEE, ASSOCIATED PRESS – Il vice presidente Dick Cheney ha ingannato le agenzie federali e ha dato informazioni assurde sui rischi della nazione e sull’Iraq, ha detto ieri Walter Mondale, aggiungendo che una condotta del genere non sarebbe mai stata tollerata ai tempi in cui egli fu vice presidente.

“Penso che Cheney sia stato al centro dell’invenzione di stime assurde sui rischi nazionali, sulle armi di distruzione di massa e sulle connessioni fra l’11 settembre e l’Iraq”, ha detto.

“Se avessi fatto come vice presidente ciò che questo vice presidente ha fatto, Carter mi ha avrebbe cacciato via, […] non lo avrebbe tollerato”, ha detto Mondale.

Potrebbero gli Stati Uniti difendere un proprio satellite da un attacco della Cina?

lunedì 22 gennaio 2007

Fonte Defense Tech/Under News

DEFENSE TECH – La Cina ha mostrato che può distruggere un satellite in orbita. Cosa potrebbero fare gli Stati Uniti per fermare Pechino qualora decidesse come prossima mossa di attaccare un satellite americano? Risposta breve: niente.

Ci vogliono circa 20 minuti per lanciare un missile balistico nello spazio e per fargli colpire un satellite a velocità ipersonica, circa 15.000 miglia orarie, in un’orbita terrestre bassa. Questo tempo è troppo basso perché una qualunque delle armi dell’arsenale americano possa reagire in tempo. “Non c’è possibilità di riparare” un satellite relativamente fragile da questo tipo di attacco. “E non è pratico [per un satellite] trasportare abbastanza carburante per cambiare traiettoria anche qualora si ricevesse uno specifico e pronto avviso dell’attacco”, nota l’analista del Center for Defense Information, Theresea Hitchens.

Una nuova guerra fredda?

domenica 21 gennaio 2007

Fonte Global Issues

Quando la Cina recentemente ha fatto esplodere uno dei suoi vecchi satelliti nello spazio con un missile balistico a medio raggio, sono sorte preoccupazioni riguardo la possibilità che la Cina stia iniziando una corsa all’armamento spaziale.

Qualcuno ha detto che questa è stata la risposta della Cina agli annunci fatti dall’amministrazione Bush all’inizio del 2006 riguardo il fatto che gli Stati Uniti avrebbero cercato di dominare lo spazio e che si sarebbero opposti ad un trattato globale per mettere al bando le armi nello spazio (che la maggior parte dei paesi, inclusa la Cina, ha spinto per far approvare).

Le azioni intraprese dalla Cina sono complicate da comprendere poiché vengono attuate senza informare nessuno e ciò porta molti a chiedersi se l’insistenza e l’appoggio al trattato globale per mettere al bando le armi spaziali della Cina sia genuino o se sia solo una scusa per guadagnare tempo mentre entra nella fase di una nuova Guerra Fredda con gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno già stretto e creato varie alleanze nella regione (come con l’India), oltre ad aver costruito silenziosamente la propria presenza navale e militare nella regione.

Mentre molte di queste cose sono state dichiarate come in risposta alla cosiddetta Guerra al Terrore, altri vedono in ciò un tentativo di controllare la Cina.

Bush rifiutò un’offerta di pace dall’Iran

domenica 21 gennaio 2007

Fonte BBC/UnderNews

BBC – L’Iran offrì un pacchetto di concessioni agli Stati Uniti nel 2003 ma fu rifiutato, ha detto un ex ufficiale statunitense di esperienza a Newsnight, programma della BBC. Teheran proponeva di fermare il proprio supporto ai gruppi militanti libanesi e palestinesi e di aiutare a stabilizzare l’Iraq dopo l’invasione guidata dagli Stati Uniti. Le offerte, incluso il rendere più trasparente il proprio programma nucleare, erano poste in condizione della fine delle ostilità da parte degli Stati Uniti. Ma l’ufficio del vice presidente Dick Cheney ha rifiutato il piano, ha detto l’ufficiale.

Le offerte arrivarono in una lettera, mostrata a Newsnight. La lettera non era firmata ma il dipartimento di stato degli Stati Uniti credeva fosse stata approvata dalle maggiori autorità.

In cambio delle sue concessioni, Teheran chiedeva a Washington di porre fine alle ostilità, di porre fine alle sanzioni e di smantellare il gruppo ribelle iraniano Mujahedeen-e-Khalq e farne rimpatriare i membri.

Ma appena è arrivata alla Casa Bianca, il vecchio mantra di “Noi non parliamo con i cattivi”… si è riaffermato.

Le risorse petrolifere irachene svendute alle multinazionali del greggio?

domenica 21 gennaio 2007

In una conferenza stampa con Nancy Pelosi e il leader della maggioranza al senato Harry Reid presso il National Press Club, questa mattina (19 gennaio 2007) è stata sollevata la questione della legge irachena sul greggio ancora in sospeso. In una domanda, Sam Husseini dell’Institute for Public Accuracy ha citato un articolo pubblicato il 16 gennaio dal giornale inglese The Guardian dell’accademico iracheno e libero docente di economica del Medio Oriente all’Università di Exeter, Kamil Mahdi.

L’articolo segue.

Gli iracheni non accetteranno mai questa svendita alle multinazionali del greggio
Il governo iracheno controllato dagli Stati Uniti si sta preparando a togliere la più preziosa risorsa del paese dal controllo nazionale
di Kamil Mahdi

Oggi l’Iraq rimane occupata e l’abisso che separa quelli che affermano di comandare e quelli che sono comandati è riempito di sangue. Il governo è grato alle forze occupanti che sono responsabili di una catastrofe umanitaria e di un impasse politico. Mentre i cittadini indifesi vengono uccisi a volontà, il governo porta avanti il suo business per la protezione dei propri affari, raccogliendo i profitti del greggio, dispensando favori, giustificando l’occupazione e presiedendo alla sicurezza franante, al benessere economico, ai servizi essenziali e alla pubblica amministrazione. Soprattutto, il potere della legge è tutto fuorché scomparso, sostituito da demarcazioni settarie sotto una facciata parlamentare. Il settarismo promosso dall’occupazione sta distruggendo la società civile, le comunità locali e le istituzioni pubbliche e sta mettendo il popolo alla mercé di leader comunali autodesignati, senza alcuna protezione legale.

Il governo iracheno non sta riuscendo a portare a termine adeguatamente i propri doveri e le proprie responsabilità. Sembra perciò inconsistente che il governo, con l’aiuto di USAid, della Banca Mondiale e delle Nazioni Uniti, stia portando a termine un’ampia legge sul greggio da promulgare in prossimità di una scadenza del Fondo Monetario Internazionale posta per la fine dell’anno scorso. Ancora una volta, una tabella di marcia imposta dall’esterno ha la precedenza sugli interessi dell’Iraq. Prima di imbarcarsi in misure controverse come con questa legge, che favorisce le aziende petrolifere straniere, il parlamento e il governo iracheno devono dimostrare che sono capaci di proteggere la sovranità del paese e i diritti e gli interessi del popolo. Un governo che non sta riuscendo a proteggere le vite dei suoi cittadini non deve imbarcarsi in legislazioni controverse che legano le mani ai futuri leader dell’Iraq e che minacciano di buttar via le preziose risorse non rinnovabili irachene in un’orgia di rifiuti, corruzioni e furti.

Gli ufficiali del governo, incluso il deputato primo ministro Barham Salih, hanno annunciato che la bozza della legge sul greggio è pronta per essere presentata al gabinetto per l’approvazione. Salih era uno degli entusiasti dell’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti e l’amministrazione kurda guidata dai miliziani che egli rappresenta ha firmato accordi illegali sul greggio che ora egli sta cercando di legalizzare. Dato che il parlamento non si è riunito regolarmente, è probabile che la legge verrà approvata con fretta dopo un accordo negoziato sotto gli auspici dell’occupazione statunitense.

L’industria petrolifera dell’Iraq è in uno stato critico, risultato dalle sanzioni, dalla guerre e dall’occupazione. Il governo, attraverso l’ispettore generale del ministero del greggio, ha pubblicato rapporti schiaccianti sulla corruzione di larga scala e i furti nel settore del greggio. Molti ufficiali tecnici competenti sono stati messi al sacco o degradati e l’organizzazione statale del mercato del greggio ha cambiato molti direttori. I ministeri e le organizzazioni pubbliche si comportano sempre più spesso come gruppi feudali e le prospettive private, settarie ed etniche prevalgono sulla prospettiva nazionale. Questo stato di cose ha effetti negativi su tutti tranne che su coloro che sono corrotti e senza scrupoli e sulle voraci multinazionali del greggio estere. La versione ufficiale della bozza di legge non è stata pubblicata, ma non c’è dubbio che sarà progettata per dare la maggior parte delle risorse petrolifere alle multinazionali straniere con accordi di esplorazione a lungo termine e di produzione condivisa.

La legge sul greggio aprirà verosimilmente le porte a queste multinazionali, proprio in un momento in cui la capacità dell’Iraq di regolare e controllare queste attività è altamente circoscritta. Metterebbe perciò la responsabilità di proteggere il vitale interesse nazionale del paese sulle spalle di pochi vulnerabili tecnocratici, in un ambiente in cui il sangue e il greggio scorrono insieme abbondantemente. Il senso comune, la giustizia e l’interesse nazionale dell’Iraq suggeriscono che non deve essere permessa l’approvazione di questa bozza di legge in un periodo così critico e che contratti a lungo termine di 10, 15 o 20 anni non devono essere firmati prima che la pace e la stabilità non ritornino e prima che gli iracheni possano essere sicuri che i loro interessi vengono tutelati.

Questa legge è stata discussa a porte chiuse per buona parte dello scorso anno. Bozze segrete sono state viste e commentate dal governo degli Stati Uniti ma non sono state rilasciate al pubblico iracheno e nemmeno a tutti i membri del parlamento. Se la legge viene appoggiata nonostante queste circostanze, il processo politico sarà screditato ancora più di quanto già lo sia. La discussione di un fronte moderato che abbraccia più sette sembra progettata apposta per facilitare il passaggio della legge e la svendita alle multinazionali del greggio.

Gli Stati Uniti, l’FMI e i loro alleati stanno usando la paura (vedi anche l’appello alla paura come tecnica propagandistica, ndt) per portare avanti il loro progetto di privatizzare e svendere le risorse petrolifere irachene. L’effetto di questa legge sarà quello di marginalizzare l’industria petrolifera dell’Iraq e di erodere le misure di nazionalizzazione intraprese tra il 1972 e il 1975. È disegnata per essere un rovesciamento della Legge Numero 80 del Dicembre 1961 che si riprendeva la maggior parte del greggio dell’Iraq da un cartello straniero. L’Iraq ha pagato cara questa coraggiosa mossa: l’allora primo ministro, generale Qasim, fu assassinato 13 mesi dopo, in un colpo diretto dai Ba’athisti, che fu appoggiato da molti di quelli che sono parte dell’attuale alleanza governante, Stati Uniti compresi. Ciò nonostante, la politica nazionale sul greggio non venne invertita e il suo cambiamento sotto l’occupazione degli Stati Uniti non verrà mai accettata dagli iracheni.

Guardian Unlimited © Guardian News and Media Limited 2007

I test anti-satellite della Cina suscitano preoccupazione

venerdì 19 gennaio 2007

In merito alla precedente notizia sul test anti-satellite della Cina. Il test è stato confermato.

Fonte msnbc

WASHINGTON – Gli Stati Uniti, l’Australia e il Canada hanno espresso la propria preoccupazione alla Cina riguardo il suo primo test anti-satellite nello spazio conosciuto in più di 20 anni, ha detto la Casa Bianca giovedì.

“Gli Stati Uniti credono che lo sviluppo e il test da parte della Cina di questo tipo di armi non sia consistente con lo spirito di cooperazione a cui entrambi i paesi aspirano nel settore dei servizi civili spaziali”, ha detto il portavoce del National Security Council Gordon Johndroe. “Noi ed altri paesi abbiamo espresso ai cinesi la nostra preoccupazione riguardo quest’azione”.

Utilizzando un missile balistico a medio raggio partito da terra, l’undici gennaio il test ha distrutto un satellite meteorologico cinese che stava divenendo vecchio a 537 miglia (860 chilometri) oltre la Terra, attraverso un “impatto cinetico“, o colpendolo con violenza, ha detto Johndroe.

Il Canada e l’Australia si sono uniti esprimendo la propria preoccupazione, ha detto. Ci si aspetta che faranno lo stesso anche la Gran Bretagna, la Corea del Sud e il Giappone, ha detto un ufficiale dell’amministrazione al Reuters.

L’ultimo test anti-satellite degli Stati Uniti ha preso luogo il 13 settembre del 1985. Da allora Washington ha fermato questi test da Era della Guerra Fredda, preoccupata che i detriti avrebbero potuto danneggiare le operazioni satellitari civili e militari su cui l’Occidente fa sempre più affidamento per tutto, dalla navigazione satellitare, all’accesso ad Internet ai bancomat.

Secondo David Wright dell’Union of Concerned Scientists di Cambridge, nel Massachussetts, il satellite polverizzato dalla Cina potrebbe essersi rotto in quasi 40.000 frammenti da 1 a 10 centrimetri di grandezza, circa la metà dei quali resterebbe in orbita per più di un decennio.

Il giorno del test, un ufficiale della difesa statunitense ha detto che gli Stati Uniti non erano in grado di comunicare con un satellite spia sperimentale lanciato il precedente anno dal National Reconnaissance Office del Pentagono. Ma non c’era stata nessuna indicazione immediata che questo fosse il risultato del test cinese.

Una distruzione di un satellite nello spazio così pubblicizzata non è mai avvenuta negli ultimi 15 anni almeno, ha detto Marco Caceres, un esperto spaziale del Teal Group, azienda di consultazione aerospaziale di Fairfax, in Virginia.

Potrebbero gli Stati Uniti difendere un proprio satellite da un attacco della Cina?

La Cina testa un’arma anti-satellite?

venerdì 19 gennaio 2007

Aggiornamento: Il test è stato confermato. Leggi l’articolo successivo per saperne di più.

Fonte Defense Tech/UnderNews

DEFENSE TECH – “Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti credono che la Cina abbia affettuato con successo il test di un’arma antisatellite” la scorsa settimana, secondo l’Aviation Week. Nel test, un missile balistico, armato con una testata non esplosiva “avrebbe distrutto un satellite meteorologico Cinese che stava ormai divenendo vecchio” ad oltre 500 miglia dalla Terra.

La notizia arriva proprio pochi mesi dopo relazioni sul fatto che la Cina starebbe testando laser high-power per accecare temporaneamente i satelliti americani. “Se il test sarà confermato significherà una nuova maggiore capacità militare cinese”, dice l’Aviation Week.

Iran: pensando l’impensabile

venerdì 19 gennaio 2007

Fonte FPIF/AntiWar
di Conn Hallinan, Foreign Policy in Focus

Israele, supportata dall’amministrazione Bush, si sta preparando a lanciare una guerra atomica contro l’Iran? Il 7 gennaio, il Sunday Times di Londra ha affermato che il governo israeliano sta pianificando di attaccare i centri per l’arricchimento dell’uranio iraniani con armi nucleari tattiche. Mentre il governo israeliano ha negato la storia, le recenti dichiarazioni da parte di importanti ufficiali e figure militari israeliane, assieme alle recenti minacce della Casa Bianca contro l’Iran e la Siria e il trasferimento di comandanti americani nel Medio Oriente, suggeriscono che la possibilità è reale.

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert definisce l’Iran una “minaccia esistenziale”, e il deputato ministro della difesa Ephraim Sneh recentemente ha detto, “Si sta avvicinando il tempo in cui Israele e la comunità internazionale dovranno decidere se adottare azioni militari contro l’Iran”. Un ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF, Israel Defense Force) ha detto al Jerusalem Post che “solo un attacco militare da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati fermeranno l’Iran dall’ottenere le armi nucleari”.

Il brigadier generale Oded Tira, ex comandante delle unità dell’artiglieria dell’IDF, non solo incoraggia un attacco contro l’Iran, ma dato che “il presidente Bush non ha il potere politico per attaccare l’Iran”, Israele ed i paesi che lo appoggiano “devono fare pressione sul partito democratico e gli editori dei giornali statunitensi” per spianare la strada ad un simile attacco. Tira dice che se gli americani non agiscono, “lo faremo noi”.

Secondo il Times, l’attacco userà una combinazione di bombe a guida laser convenzionali e “bunker buster” nucleari tattici da un chilotone. Gli obiettivi sarebbero le centrifughe a Natanz, un impianto di conversione dell’uranio vicino Isfahan e il reattore di acqua pesante ad Arak.

Una fonte ha detto al Times, “Appena sarà dato il via libera, sarà una missione e un attacco e il progetto nucleare iraniano sarà demolito”.

Un bluff?

Un bluff per spaventare gli iraniani? Può darsi, ma una serie di articoli pubblicati nell’ultimo mese indicano che l’amministrazione Bush sta anche cercando di allargare il conflitto in Medio Oriente e che il tempo concesso all’Iran starebbe per finire.

Nel suo discorso del 10 gennaio in cui annunciava l’aumento delle forze in Iraq, il presidente ha accusato l’Iran e la Siria di aiutare i “terroristi” e ha avvertito: “troveremo e distruggeremo le reti” che stanno addestrando e armando “i nostri nemici in Iraq”. Secondo il New York Times, il presidente ha ordinato molti raid contro diplomatici e consiglieri in Iraq, accusandoli di fornire dispositivi esplosivi avanzati improvvisati agli insorgenti iracheni.

Mentre nelle ultime elezioni c’è stato un ripudio per le politiche neoconservative di aggressivo militarismo, molti di quei neoconservatori stanno sostenendo l’aumento delle forze in Iraq. Il “new way forward” (nome del piano che aumenterà il numero di truppe in Iraq) del presidente Bush è scaturito direttamente da una pubblicazione sulle politiche da seguire di Frederick Kagan dell’American Enterprise Institute (AEI), il think tank neoconservativo che ha spinto molto per l’iniziale invasione dell’Iraq. Kagan, assieme a William Kristol, editore del neoconservatore Weekly Standard, ha realizzato il piano che invierà più di 20.000 truppe in Iraq.

Ma l’invio delle nuove truppe è solo per l’Iraq? Secondo Robert Parry (voce su wikipedia), autore di Secrecy & Privilege: Rise of the Bush Dynasty from Watergate to Iraq (Segretezza e Privilegio: l’Ascesa della Dinastia Bush da Watergate all’Iraq) ed ex giornalista dell’Associated Press e di Newsweek, “una fonte familiare con il pensiero di alto livello di Washington e Tel Aviv ha detto che un motivo non dichiarato dell’improvviso aumento di truppe da parte di Bush è di rinforzare le difese della Green Zone di Baghdad (la Zona Verde, un’area all’interno di Baghdad di 8 kilometri quadrati dalla quale l’Autorità Provvisoria della Coalizione, stabilita come governo provvisorio dopo l’invasione dell’Iraq, ha guidato il paese prima che questo avesse un nuovo governo definitivo, ndt) per eventuali rivolte da parte degli sciiti iracheni dopo l’eventuale attacco israeliano contro l’Iran.

I neoconservatori potrebbero aver benissimo architettato l’espulsione di John Negroponte, direttore della sicurezza nazionale, dato che aveva detto che l’Iran non avrebbe potuto produrre armi nucleari entro il prossimo decennio. L’affermazione aveva indignato i neoconservatori e contraddiceva direttamente le valutazioni allarmistiche dell’intelligence israeliana che prevedevano che Teheran avrebbe potuto avere testate nucleari entro meno di due anni.

Se gli Stati Uniti intendono colpire l’Iran o appoggiare un tale attacco da parte di Israele, allora hanno proprio nominato l’uomo giusto per questo lavoro. Il nuovo capo del Central Command (CENTCOM), che supervisiona il Medio Oriente, l’ammiraglio William Fallon, è l’ex capo dello United States Pacific Command e un esperto di guerra aerea. Fallon ha comandato uno stormo di bombardieri tattici A-6 in Vietnam, un gruppo da battaglia di portaerei (carrier wing) e una portaerei. Come comandante in pensione della Marina degli Stati Uniti, Jeff Huber scrive su Pen and Sword (Penna e Spada), “se qualcuno sa come dirigere un’operazione marittima e aerea contro l’Iran, questo è ‘Fox’ Fallon”.

Fallon è anche vicino ai neoconservatori e ha partecipato alla cerimonia di premiazione del 2001 del Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA – voce su wikipedia), un think tank che ha spinto fortemente per la guerra in Iraq e che al momento sta facendo pressione per attaccare l’Iran. Il vice presidente Dick Cheney e l’ex ambasciatore delle Nazioni Unite John Bolton sono entrambi ex membri del JINSA. L’organizzazione ha sponsorizzato nel 2003 una conferenza intitolata “Time to Focus on Iran – The Mother of Modern Terrorism” (“È ora di Focalizzarsi sull’Iran – La Madre del Terrorismo Moderno”).

La Casa Bianca ha anche formato in segreto una commissione chiamata Iran Syria Policy and Operations Group (ISOG) per influenzare i media statunitensi (vedi anche l’analisi sulla propaganda), fornire aiuti di copertura ai dissidenti iraniani, raccogliere informazioni e fare intelligence. Un ex ufficiale statunitense ha detto al Boston Globe che lo scopo del gruppo in Iran era il “cambiamento del regime”. L’ISOG è diretto da due neoconservatori, James F. Jeffrey e Elliott Abrams.

Abrams ha lavorato per l’ex primo ministro israeliano di destra Benjamin Netanyahu ed ha aiutato a scrivere una pubblicazione sulle politiche da adottare, dal titolo “A Clean Break” (“Una chiara rottura”), che sosteneva l’attacco alla Siria, all’Iran ed a Hezbollah imponendo unilateralmente un “insediamento” sui palestinesi. Secondo Inter Press Service, durante la guerra in Libano della scorsa estate, Abrams ha portato un messaggio dall’amministrazione Bush che incoraggiava il governo di Olmert (primo ministro israeliano, ndt) ad attaccare la Siria.

Il ruolo di Israele

Parry indica che una spiegazione per i recenti incontri fra Bush, il primo ministro britannico Tony Blair e Olmert possa essere la pianificazione unitaria su come allargare la guerra in Medio Oriente per coinvolgere l’Iran e possibilmente la Siria. Il governo di Olmert è profondamente impopolare, Blair sta per lasciare il suo ufficio questa primavera e Bush non potrebbe scendere più in basso nei sondaggi senza toccare numeri negativi. In un senso, suggerisce Parry, non c’è niente da perdere se tutti e tre “raddoppiano” la posta scommessa sulla guerra in Iraq.

Se gli israeliani decidono di andare avanti con l’attacco, inizialmente ci sarebbe poco da fare per l’Iran. Date le centinaia di testate atomiche di Israele, ogni replica al fuoco da parte di Teheran sarebbe un suicidio.

Un simile attacco sui due CVBG (gruppi da battaglia di portaerei) statunitensi attualmente dispiegati nel golfo dell’Iran sarebbe ugualmente auto-distruttivo, come lo sarebbe ogni serio tentativo di chiudere lo stretto di Hormuz, attraverso il quale si muove circa il 20 per cento del greggio mondiale. La Casa Bianca ha appena aggiunto un terzo gruppo da battaglia di portaerei.

Ma l’impatto a lungo termine di un attacco nucleare sull’Iran sarebbe potenzialmente catastrofico, e non solo perché infurierebbe gli sciiti in Iraq. Parry dice che anche i dittatori locali a cui Stati Uniti danno appoggio ne sarebbero malcontenti. Hezbollah potrebbe lanciare missili su Israele, Tel Aviv potrebbe decidere di invadere la Siria, accendendo una completa guerra regionale. È anche possibile che il presidente del Pakistan Pervez Musharraf (nonché capo di stato maggiore delle forze armate pakistane; ha preso il potere il 12 ottobre 1999 con un colpo di stato, ndt) cada, dice Parry, “dando, plausibilmente, il controllo dell’arsenale nucleare del Pakistan ai terroristi islamici”. In tale evenienza quasi certamente interverrebbe l’India, accendendo una guerra nucleare in Sud Asia. L’India e il Pakistan furono già pericolosamente vicini a questo nel 1999.

“Per alcuni esperti di politica estera statunitense”, scrive Parry, “questo potenziale disastro che scaturirebbe da un attacco aereo israeliano sull’Iran appoggiato dagli Stati Uniti è così terrificante da fargli credere in ultima analisi che Bush e Olmert non oserebbero attuare un piano simile”.

Potrebbero avere ragione ma molti democratici sono disposti ad unirsi ai repubblicani nell’attacco all’Iran. Il nuovo leader della maggioranza della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d’America Steny Hoyer ha detto al Jerusalem Post che un’Iran col nucleare non sarebbe accettata e, quando gli viene chiesto se appoggerebbe un attacco militare, risponde “non lo escludo”. Aggiungi a questo la pesante pressione da parte dell’AEI, del JINSA e dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), assieme a informazioni d’intelligence “già confezionate” che dichiarano che gli iraniani sono in procinto di produrre un’arma nucleare, e potrebbero veramente osare.